giovedì 25 maggio 2017

NON APRITE QUEL LIBRO

Le frasi che noi lettori accaniti ripetiamo fin troppo spesso





Cari lettori,
ecco a voi il grande ritorno della rubrica “Umorismo per letterati”! Oggi parliamo di qualcosa che, ne sono certa, moltissimi di voi hanno sperimentato in prima persona: il brivido di essere dei lettori impenitenti!


Ognuno di noi sa di avere le sue preferenze, i suoi rituali, le sue idee in proposito. Tuttavia, io credo che ci siano alcuni irrinunciabili “cavalli di battaglia” che ognuno di noi ha pronunciato almeno una volta nella vita.
Secondo me sono questi….




1-“Stasera leggo un po’. Ma non tanto. Domani lavoro. Alle 23 chiudo tutto.” 

Ecco, visto? Sono stata brava! Certo, mi spiace un po’ abbandonare la lettura, ma adesso sono quasi le 23, è ora di prepararsi e spegnere… COOSA? LA 1?? Va beh, finisco questo capitolo e spengo.


2-“Ancora due pagine e poi chiudo.” 

Facciamo duecento.


3-“Devo finire questo libro”.

È un pensiero fisso in ogni momento della giornata. Al lavoro, a scuola di danza, persino mentre sono al supermercato e sto scegliendo tra erbetta e spinaci. In questo senso, vi consiglio di non meditare troppo mentre tenete aperto lo sportello dei cibi surgelati.



4-“Noooo! Perché ho finito questo libro?!?”

Perché ho fatto l’impossibile per finirlo, ecco perché.


5-“Qual è il posto più strano in cui hai letto un libro?”
“Mah, sai, niente di particolare…”

È un po’ troppo imbarazzante spiegare di aver letto appartata in ogni angolo di qualche luogo pubblico dove c’era coda (vi consiglio le poste), in piedi sul treno e sull’autobus, seduta sulle scale e anche sul pavimento dell’Università, in sala prof durante i momenti di pausa, arrampicata su qualche scoglio al mare ed in tanti altri posti ancora.


6-“Basta con questo libro. Stasera in tv c’è un bel film!”

Va beh, però adesso c’è la pubblicità. Leggo un paio di pagine.
Tutto sommato, però, non posso interrompere la lettura di questa parte.
Mi leggo questo capitolo, dai.
Ed anche questo, perché è chiaramente collegato.
Ed anche questo, perché sono molto curiosa…
…ehi, aspetta. Stanno scorrendo i titoli di coda?


7-“Entro in biblioteca, ma solo per restituire i vecchi volumi.”

Io lo volevo, lo giuro. Però è stata una giornata fortunata: hanno riempito di nuovo il banco delle nuove proposte, è arrivato l’ultimo romanzo di una trilogia che volevo completare da tanto, e poi non è solo puro svago, dopotutto ho anche il blog, no?
Insomma, ho quattro tomi pesantissimi in una borsa dell’umido che si sfascerà tra 3, 2, 1… E sono pure a piedi. E ora?


8-“Sì, ho sentito parlare di questo nuovo romanzo, ma ultimamente ho letto troppi libri rosa, e poi non credo che avrò tempo.”

A meno che non lo ritrovi nel sopracitato banco delle novità. Tanto è gratis, che mi costa?


9-“Oggi ho letto solo due ore…come mai? Eppure è domenica!”

Se una domenica non leggo almeno per tre/quattro ore buone, significa che ho avuto veramente tanti impegni. Oppure che ho la febbre alta.


10- “I libri dell’autore X?  Letti tutti!
Quelli dell’autore Y? Pure!”

Se uno scrittore mi piace davvero, divento un’insaziabile collezionista.


11- “Di sicuro non vivrò mai una storia d’amore come quella di Mr Darcy ed Elizabeth Bennet! (o altri personaggi a scelta).”

Non sono una persona molto romantica, però ammetto di averlo pensato. Ho scelto i protagonisti di Orgoglio e pregiudizio perché credo che siano i più gettonati…o sbaglio?

12-“Perché questo personaggio si comporta così? 
Non lo capisco proprio!”

Ormai, per me, molti protagonisti dei romanzi sono quasi reali.




13-“Non mi parlare di quell'autore, guarda! 
Mi ha profondamente deluso!”

In quanto lettrice accanita, sono veramente onnivora. C’è un buon numero di romanzi che non mi ha entusiasmato più di tanto, ma se un libro mi ha veramente schifato, non solo io la prendo un po’ sul personale, ma non nego che potrebbe essere davvero un brutto segno per lo scrittore in questione.


14-“Vorrei tanto leggere questo/quel libro! Me lo riprometto da una vita, ma mi manca il tempo!”

Siccome vorrei leggere tutto quello che esiste al mondo, è ovvio che le 24 ore della mia giornata non saranno MAI sufficienti.


15-“Ma no, guarda che io non leggo tanto! C’è gente che legge molto più di me!”

Primo: negare, sempre.
Secondo: io pensavo di essere una delle peggiori serial readers esistenti, ma, leggendo quotidianamente i post dei miei blog amici, mi sono resa conto che un buon numero di voi mi batte, e non certo per un soffio.
Complimenti!




Che ne dite? Vi ritrovate in queste frasi?
Se ne avete alcune tutte vostre da suggerirmi, scrivetele qui sotto!
Vi piace l’idea del ritorno di questa rubrica un po’ umoristica?
Fatemi sapere! Al prossimo post J

venerdì 19 maggio 2017

LA FIGLIA MINORE DI AGAMENNONE

Storia di Elettra e della sua paziente attesa



Cari lettori,
per la nostra rubrica “Donne straordinarie”, oggi continuiamo a parlare delle figlie di Agamennone. In questo post ho parlato di Ifigenia, la maggiore.
Oggi invece ho scelto di concentrarmi su Elettra, la secondogenita, e sulla sua storia raccontata dal tragico greco Sofocle.


Elettra si sente ormai sola nel grande palazzo di Argo.
Sua sorella Ifigenia è morta, o forse scomparsa per mano di Artemide, ormai da diversi anni; suo fratello Oreste è stato spedito lontano in tenera età ed ancora non ha fatto ritorno; ed il padre, tornato dalla guerra, è stato ucciso sulla soglia dalla moglie Clitennestra, aiutata dall’amante Egisto.

Ad Elettra, così, non restano altro che le consolazioni provenienti dall’altra sorella, Crisotèmide, e dal coro della tragedia, costituito da fanciulle sue amiche: troppo poco per i moti smisurati del suo animo.
Ed è in questa condizione di solitudine e disperazione che emergono i caratteri del personaggio: Sofocle ha un debole per le figure eroiche, e, presentando Elettra allo spettatore, lo fa capire molto bene!

Ella, innanzitutto, ha la decisione ed il coraggio di essere rimasta l’unica a piangere il suo defunto padre, denunciandone la morte vergognosa e, a differenza di sua sorella Crisotèmide, rifiutandosi di stare a tavola o di avere qualsiasi cosa a che fare con la madre ed il suo amante. 

La situazione subisce poi un brusco cambiamento nel momento in cui giunge ad Argo la falsa notizia che Oreste, unica speranza di vendetta per l’onore del padre, sia morto. A questo punto Elettra, deprivata di ogni speranza, decide di compiere lei stessa quello che suo fratello non è più in grado di fare, e, anche dopo l’arrivo di Oreste, lei stessa resterà comunque la vera ideatrice della vendetta. 

Ella, infatti, abbandona quasi del tutto la sua condizione di donna e si avvicina molto, con le parole ed i modi di fare, agli antichi eroi dell’Iliade: una prova significativa dell’influenza che la figura paterna, anche dopo la morte, esercita su di lei.

Perché oggi ci soffermiamo meglio su questa eroina, a mio parere così interessante?



... perché il suo legame con il padre sembra essersi rafforzato anche dopo la morte



Il caso di Elettra è peculiare anche se si considera il fatto che il suo legame con il padre, dopo la morte di lui, non si è affievolito né tantomeno spezzato, ma, al contrario, si è elevato a diventare una speciale affinità.

Infatti, noi troviamo pochissimo, all’interno della sterminata produzione di mitologia greca, che riguardi il rapporto tra Agamennone ed Elettra prima dell’assassinio, e questo per svariate ragioni: è data la precedenza alla drammatica storia di Ifigenia, ella non è la primogenita, gli eventi narrati prima della guerra di Troia la vedono comparire ragazzina e non ancora donna, e così via.
Se invece consideriamo la produzione che narra gli eventi posteriori alla morte di Agamennone, troviamo moltissimi esempi illustri e persino rifacimenti quasi contemporanei.


Questa disparità di opere letterarie, coincidente con l’improvvisa presa di posizione di Elettra a favore del padre, può trovare una sua spiegazione nel fatto che probabilmente ella stessa è rimasta a tal punto stravolta e meravigliata dalla morte paterna che solo allora realizza tutto l’attaccamento che provava e che forse prima non era stata in grado di accettare e comprendere. Quel che è certo è che Elettra non smette mai, e lo dichiara con sicurezza fin dall’inizio della tragedia, di compiangere e di ricordare, con toni patetici ed affettuosi, Agamennone.

Ella pensa, a ragione, di essere rimasta l’unica a compiangere il padre, e fare ciò, per lei, assume quasi le connotazioni di un dovere morale.
Ancora una volta, dunque, come già successo con Ifigenia, il senso del dovere e della morale si trasmette di padre in figlia con modalità spesso differenti, ma tutte quante derivanti unicamente dal legame che sussiste tra le due figure.


Un legame che non solo, dunque, rimane molto forte nonostante la morte si frapponga tra i due personaggi, ma anche che dà la sensazione che Agamennone stesso, attraverso le parole di Elettra, sia, in un certo senso, ancora vivo.
Come in altre tragedie di Sofocle, vivi ed abitanti dell’Aldilà coesistono, come se facessero parte della stessa realtà.



…perché l’affronto subito dal padre le dona una nuova determinazione



Un elemento di grande rilevanza per delineare il personaggio di Elettra è la sua sicurezza e determinazione in tutte le sue parole ed azioni, che diventa ancora più forte nel momento in cui esse sono riferite ad Agamennone.

Ella, innanzitutto, nei confronti della vita prova solo un grandissimo disprezzo, e, in pieno accordo con gli altri eroi di Sofocle (vi consiglio di leggere Antigone o Aiace) la morte le sembra nulla, se sopraggiunta a causa della fedeltà ai propri ideali.

Nella prima parte della tragedia, infatti, Crisotèmide avverte Elettra che Egisto e Clitemnestra hanno intenzione di chiuderla in una buia stanza sotterranea dove passerà il resto della sua vita, se ella non smette di compiangere il padre, e che Egisto sta venendo a prenderla. Elettra, però, replica fieramente alla sorella, e si mostra disponibile ad accettare il suo destino.

Questo atteggiamento ci rimanda ai personaggi tutti d’un pezzo dell’Iliade.
Elettra, infatti, concepisce solo il suo ideale, e per esso è pronta ad affrontare qualsiasi destino: come si intuisce, ella ereditato questa sua determinazione dall’insegnamento stesso di Agamennone.
Secondo Sofocle, le ragazze che acquistano questa eredità paterna sono, senza dubbio, donne forti e volitive.


Questa grande forza e determinazione, però, è nel contempo anche il punto debole sia del padre che della figlia.
Il notevole senso morale che essi possiedono, infatti, se da un lato è stata e continua ad essere la loro migliore difesa nei confronti del mondo esterno e dei loro nemici ed una prova di indubbia integrità, li espone però al dolore ed alla sofferenza più di tutti gli altri. 

Agamennone, infatti, paga con la morte la sua scelta di essere ligio al dovere di buon re; Elettra, dal canto suo, conduce una vita sola e disperata, il cui unico conforto è nella vendetta, peraltro postuma, e che dunque non realizzerà mai il suo più intimo desiderio di essere ricongiunta al padre. In questo senso entrambi i personaggi assumono una grande tragicità, costituita appunto da questa loro determinazione.



…perché i suoi principi la portano a scegliere la memoria del padre anche a costo di mettersi contro il resto della sua famiglia



Un ultimo aspetto significativo del legame che coinvolge Elettra ed il padre defunto è il fatto che questa figura, agli occhi della fanciulla, sia continuamente messa a confronto con le altre della sua famiglia. 

Si tratta di un paragone che vede indubbiamente Agamennone dominare su tutti gli altri, qualsiasi altra persona della tragedia sia presa in considerazione. 

Odio e rancore profondo, innanzitutto, sono i sentimenti che Elettra prova nei confronti della madre, accompagnati da un grande disprezzo per il suo amante.
Questi sentimenti che Elettra prova sono poi destinati a tramutarsi in una feroce vendetta, la quale non sarà mai rimpianta, nonostante tutte le sofferenze provate. Inevitabile è il confronto con Agamennone: l’odio della figlia per la madre nasce dal fatto che è stata deprivata del padre.

L’atteggiamento di Elettra non è molto più positivo nei confronti della sorella Crisotèmide, che ritiene inferiore a lei, debole e servile, e che tratta con rabbia diverse volte all’interno della tragedia.

Peculiare è, infine, il rapporto fra Elettra ed Oreste: i due fratelli, infatti, si cercano, piangono la reciproca sorte, si riconoscono, si alleano e portano a termine il loro progetto, del quale Elettra è ideatrice ed Oreste esecutore. Elettra si dimostra più volte legata al fratello e lo sente vicino a lei; tuttavia, parte del suo attaccamento ancora riconduce al suo pensiero ricorrente del padre. 
Infatti, si può facilmente notare come ella spesso pensi a lui anche semplicemente come l’unico possibile discendente della famiglia in grado di portare a compimento i progetti che lei stessa ha a lungo pensato di attuare. Elettra, dunque, riesce solo ad essere una “figlia del padre”: tutto il resto della sua famiglia è posto in funzione di questa sua tragica vocazione.




Mi sono chiesta a lungo se inserire o no la figura di Elettra in questa raccolta.
Per quanto ella sia, infatti, una delle figure femminili più interessanti della tragedia greca e, insieme ad Antigone, l’eroina di Sofocle per eccellenza, è anche vero che è un personaggio duro, difficile da comprendere per molti, forse lontano dalla nostra sensibilità.
Se alcuni suoi sentimenti, come l’attaccamento al padre o il disprezzo per l’amante della madre che l’ha ucciso, sono assolutamente comprensibili, altri, come la sua rigidità nei confronti della sorella ed il suo desiderio di vivere costantemente nel lutto, sono difficili da capire.

Ho voluto però inserirla per due motivi. Il primo è che trovo Elettra un esempio straordinario di forza di volontà, costanza e determinazione. Il secondo è che, leggendo la sua storia, si comprende appieno qual è la priorità degli eroi tragici greci: scegliere una missione, qualcosa per cui si è destinati, ed andarvi incontro. La loro drammaticità consiste proprio in questo!

Fatemi sapere che cosa ne pensate di queste mie riflessioni.
Grazie della lettura ed al prossimo post J

lunedì 15 maggio 2017

CAFFE' E BISCOTTI BOOK TAG



Cari lettori,
oggi mi dedico ad un nuovo booktag, che ho “rubato” al blog di Erica libri al caffè. Ecco le mie risposte!



1) Hai mai faticato ad approcciarti a un libro famoso che tutti hanno adorato?



Mi è capitato più volte, specie con i “tormentoni” che sono andati di moda in un determinato periodo. Quando mi sono decisa a leggerli, poi, a volte mi sono ricreduta e sono stata soddisfatta; altre, invece, non ho proprio capito il perché di tanto entusiasmo.



2) Quale autore poco conosciuto consiglieresti di leggere?



Mi sento di consigliare caldamente il libro dell'esordiente Marco Erba, Tra me e te.

Il romanzo parla della storia di Edo e Chiara, due adolescenti iscritti al medesimo liceo nel paese immaginario di Cordaro, nell'hinterland milanese. Le loro vite vengono messe in difficoltà dall'arrivo di un nuovo compagno cinese, Yong, e dalla scoperta dei social network (in particolare di Facebook).

Conosco personalmente l'autore, che è un mio concittadino ed un prof di Lettere molto appassionato. Il modo in cui descrive gli adolescenti è davvero attento e la storia che racconta è efficace proprio per la sua apparente semplicità. Date un'occhiata in libreria/biblioteca!



3) Esiste un libro che hai comprato solo per la sua copertina?



Il sentiero nascosto delle arance, di Ersi Sotiropoulos. Sinceramente, però, la copertina è più attraente del libro, che sarebbe ricco di spunti interessanti, se non fossero completamente slegati e descritti con uno stile a dir poco alienante. Ne parlo meglio in questo post.



4) Un libro che non hai alcuna intenzione di leggere?



L'amore è un disastro oppure Nothing less, nothing more. La McGuire non mi entusiasma più di tanto, e, come spiego qui , ho decisamente chiuso con Anna Todd!



5) Hai mai saltato alcune pagine o lunghe descrizioni di un libro? 



Sinceramente non sono abituata a saltare nulla, anche perché sono molto metodica. Leggo tutto, pagina dopo pagina.


6)Qual è il tuo libro preferito per bambini?



Le raccolte di fiabe provenienti dai vari angoli di mondo, come, per esempio, Fiabe danubiane, Fiabe italiane, Fiabe africane, ecc. Ancora oggi ricordo molte di quelle storie.



7) Un libro o una serie che sai che rileggerai prossimamente?



Spesso ho voglia di rileggere i miei romanzi rosa preferiti. Non ho però in programma di rileggere una serie!



8) Qual è il posto più strano dove hai letto?



La sala prof ... Invece di correggere i compiti, ovviamente!



9) Un libro che ti piacerebbe leggere sotto le stelle?




Tanto per restare in tema di ri-letture… che cosa scegliere se non “La risposta è nelle stelle”, di Nicholas Sparks?


10) Cosa ti piace mangiare leggendo?



Mi piace moltissimo bere tisane di vario tipo, anche se le mie preferite sono quelle al lampone o all'arancia. Oppure apro un cioccolatino dietro l'altro, lo ammetto! In generale, comunque, i dolci sono una buona idea!




Fatemi sapere che cosa ne pensate di questo TAG!
Siete d'accordo con le mie risposte?
Avete qualche abitudine in comune con me?
Conoscete tutti i libri che ho citato?
Grazie della lettura, al prossimo post! :-)


martedì 9 maggio 2017

AL CINEMA O IN CUCINA?

I più bei film a tema gastronomia




Cari lettori,
per la nostra rubrica “Consigli cinematografici”, oggi vi consiglio una serie di film che hanno un unico denominatore comune: la cucina.

Come molti di voi ormai sapranno, cucinare è diventata da tempo un’arte anche da guardare, sia sul grande che sul piccolo schermo. Il più delle volte quando la cinepresa si addentra in cucina lo fa per raccontare delle storie a sfondo rosa, ma non sempre.

Siccome sono un’irrimediabile golosa, ho deciso di riunire in questo post le pellicole secondo me più interessanti, sperando che ce ne sia qualcuna che abbiate già apprezzato o che, al contrario, vi incuriosisca.



Sapori e dissapori, di Scott Hicks (2007)



Tra tutti i film che presentano il mondo della cucina questo probabilmente continua a restare il mio preferito.

Kate, interpretata da Catherine Zeta-Jones, è una chef di grande successo, dedita esclusivamente alla sua carriera. È tanto brava quanto perfezionista, lavora ogni singola ora del giorno e diventa così isterica quando qualcuno critica un suo piatto che il suo capo, ad un certo punto, l’ha costretta ad andare dallo psicologo.

Un giorno, però, ella riceve la notizia della tragica morte della sorella in un incidente automobilistico. Kate rimane così l’unica parente ancora viva di Zoe, la sua nipotina, e, per legge, è lei che deve occuparsene.
Per la nostra protagonista non è per niente facile avere a che fare all’improvviso con una bambina di cui è interamente responsabile, e che, per di più, è triste ed inappetente. 

Il tutto si complica quando, tornata al lavoro dopo il periodo di lutto, trova in cucina Nick, un secondo chef irriverente, poco ligio alle regole e prontissimo a farla arrabbiare per ogni sciocchezza.
I tanti imprevisti metteranno Kate in difficoltà, ma la porteranno a svoltare ed a dare un nuovo senso alla propria vita.


Ho visto questo film anni fa e mi è sempre piaciuto molto. Trovo tragicamente buffa la rigidità della protagonista, che si fa guidare dall’ambizione ma non riesce a vedere oltre il suo naso. A poco a poco, ella imparerà un nuovo modo di vedere la cucina ed il suo lavoro e, di conseguenza, anche la sua quotidianità.
Oltre al divertente Nick ed all’adorabile Zoe, è interessante anche il personaggio dello psicologo, che, tra una chiacchierata sul divano ed una degustazione di quaglie, aiuta Kate a capire cos’è veramente importante.



Amore cucina e curry, di Lasse Hallstrom (2014)



Il giovane Hassan, in seguito alla tragica morte della madre ed alla distruzione del ristorante di famiglia, è fuggito dall’India con il padre ed i suoi fratelli e sorelle per trovare fortuna in Europa. 

Dopo un lungo viaggio, essi arrivano in Francia e si stabiliscono proprio davanti ad un ristorante tradizionale francese già premiato con una stella Michelin, gestito dalla vedova di ferro Madame Mallory (una perfetta Helen Mirren). Tra la donna ed il padre di Hassan ha inizio una “guerra” a colpi di cucina e piatti innovativi, ma sarà il ragazzo a mettere d’accordo i due grazie al suo straordinario talento. 

La fama di Hassan raggiunge ben presto tutta la Francia, e per lui si spalancano le porte dei ristoranti di Parigi e della celebrità: tocca a lui, però, scegliere se andare incontro a questo destino o se restare accanto alla sua famiglia ed a Marguerite, una sua giovane collega.


Questa pellicola racconta con estremo garbo ed ironia una favola di integrazione avvenuta attraverso la cucina. Guardando il film, infatti, si impara che si può inserire il cardamomo, tipica spezia indiana, in un classico Beouf alla bourguignonne, oppure che si può guarnire un piatto esotico con salsa olandese o besciamella. Insieme alla cucina, anche l’amore trionfa, e la distanza tra i due ristoranti, l’uno di fronte all’altro, apparentemente immensa all’inizio, si accorcia sempre di più. Una storia davvero consigliata!



Chocolat, di Lasse Hallstrom (2000)



Nel 1959, a Lasquenet, piccola comunità francese di provincia, arriva Vianne Roche, una donna sola con la figlia. Gli abitanti restano subito sconvolti dal suo proposito: ella, infatti, decide di aprire una cioccolateria in piena Quaresima.

Il sindaco del paese disprezza Vianne ed il suo spirito ribelle, e fa il possibile per dissuadere la popolazione dal frequentare il suo negozio, strumentalizzando anche le omelie domenicali del giovane ed influenzabile parroco. 

Tuttavia, la cioccolateria diventa ben presto un luogo di ritrovo per gli abitanti di Lasquenet, ormai stufi di nascondere i loro problemi al di sotto di una cortina di apparente tranquillità. Dall’anziana signora scorbutica che si sente abbandonata dalla figlia, passando per il pensionato segretamente innamorato di una vedova di guerra, fino ad arrivare ad una donna che subisce violenza dal marito, tutti hanno qualcosa da raccontare mangiando un cioccolatino.

La situazione si complica ulteriormente quando il vicino fiume viene occupato da un gruppo di zingari, tra i quali Roux (Johnny Depp), che entra subito in confidenza con Vianne.


Questa pellicola, diretta da Lasse Hallström, stesso regista di Amore cucina e curry, è ormai diventata un classico.
Al centro della scena c’è l’ipocrisia di un paese che si crede perfetto, ma che nasconde i suoi problemi sotto la polvere. La dolcezza del cioccolato aiuta ogni singola persona a coccolarsi, volersi bene ed accettarsi, risvegliando sentimenti sopiti ed una nuova allegria. 
Menzione d’onore per il personaggio del sindaco, che riesce ad essere odioso e divertente allo stesso tempo.



Soul kitchen, di Fatih Akin (2009)



Zinos è il giovane proprietario di origine greca di un malmesso ristorante della periferia di Amburgo, chiamato Soul kitchen. Gli ispettori delle tasse lo tormentano, l’ufficio igiene continua a ricordargli che il posto non è a norma ed egli finora non ha trovato una soluzione, se non affittare il locale ad una band, che però non paga mai.

Egli, quasi per caso, conosce uno chef di un ristorante di lusso, che, a causa del suo carattere irascibile e scontroso con i clienti, è stato appena licenziato. Zinos gli propone di lavorare per lui, e l’arrivo in cucina di un cuoco stellato apporta non pochi cambiamenti al locale.

In quegli stessi giorni Illias, il fratello delinquente di Zinos, riesce ad ottenere la libertà vigilata e torna al ristorante, iniziando una relazione con la cameriera.
A complicare il tutto si aggiungono i vecchi nemici di Illias, un incidente che creerà seri problemi di salute al nostro protagonista ed alcuni guai sentimentali.


Soul kitchen è una commedia insolita, ben lontana dallo scintillio dei ristoranti pluripremiati e dall’eleganza delle grandi città. Periferie, povertà e guai giuridici sono al centro della scena, ma la pellicola risulta irresistibilmente leggera e divertente. Zinos è bersagliato dalla sfortuna e si trova sempre in situazioni imbarazzanti: sfido qualunque spettatore a non ridere!



Ratatouille, di Brad Bird e Jan Pinkava (2007)



Il protagonista di questo cartone animato della Pixar è il topolino Rémy, cresciuto in una famiglia di ratti il cui unico scopo quotidiano è sopravvivere e, di conseguenza, ingozzarsi il più possibile. Egli, invece, crede che la commistione dei sapori, il corretto abbinamento, la sperimentazione e la qualità abbiano la loro importanza, proprio come farebbe qualsiasi chef.

Rémy vive nel mito del cuoco Gusteau, che ha un ristorante a Parigi e ha come motto "Chiunque può cucinare", ma viene a sapere che egli è morto e che il locale è in difficoltà. Così, quando un giorno si smarrisce e non riesce a ritrovare la sua famiglia, egli finisce per trovarsi proprio nel ristorante. Diventa subito amico di Linguini, un apprendista che non sa assolutamente cucinare, ed insieme a lui scatena il suo talento di chef.
Molti ostacoli, però, attendono al varco i due protagonisti: l’attuale chef del locale, che vuole trasformare il posto in una catena di cibi precotti; la famiglia di Rémy, che non comprende la sua scelta; un temutissimo critico gastronomico da sempre rivale di Gusteau…


Ho inserito questo cartone animato tra le pellicole che consiglio perché trovo che si tratti di una storia davvero adorabile e, per molti versi, istruttiva: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque.
Un cartone animato decisamente non solo per bambini.




Quali sono i vostri pareri in proposito?
Avete visto questi film? Vi piacciono? Ne avete altri da consigliarmi su questo tema?
Grazie mille per la lettura, al prossimo post J