lunedì 15 gennaio 2018

SUPER QUIZ PER LETTORI!





Cari lettori,

oggi, per la rubrica “Tag&Booktag”, ho deciso di proporvi un questionario che risponda a tante (ma proprio tante!) vostre curiosità sul mio modo di leggere e sul mio rapporto con romanzi e scrittori preferiti.

Spero che sia sufficientemente esaustivo!




1.Quanto leggi al giorno? Se ho tempo, anche tutto il giorno. Se non ho tempo... faccio del mio meglio!


2. Quale è il tuo luogo ideale per poter leggere tranquillamente?
A casa, o in spiaggia.


3. Quanto ti piace leggere da 1 a 10?
10 più!


4. Preferisci leggere o stare al computer?
A volte ho voglia di stare al computer, ma è meglio comunque leggere.


5. Leggi storie su internet o solo libri?
Anche storie su internet.






6.Libri online o cartacei?
Resto fedele al cartaceo, anche se non sono male nemmeno gli online.


7.Quanto spendi al mese per comprare dei libri?
Sono anni che sono una cliente affezionata della biblioteca. Altrimenti spenderei troppo e non avrei più spazio in casa!


8.Segui una o più saghe in particolare o leggi quello che ti capita?
In genere seguo i miei autori preferiti (che non sono pochi), ma a volte, lo ammetto, mi capita di tornare a casa con qualche libro preso in prestito a caso.


9. Quale saga ti piace di più? Tra le saghe, ho adorato Harry Potter, ma mi è piaciuto anche Divergent.


10.Libro più bello che finora hai letto?
Piccole donne, naturalmente!




11.Ultimo libro regalato a qualcuno?
Bacio feroce” di Roberto Saviano a mio padre.


12.Ultimo libro ricevuto come regalo?
Shopaholic ties the knot” di Sophie Kinsella, in inglese, da una mia amica.



13.Ultimo libro letto?
“Sindrome da cuore in sospeso” di Alessia Gazzola.



14.Qual è il prossimo libro che leggerai?
Non ho ancora deciso!


15.Preferisci acquistare tu le tue letture o accetti anche i regali?
Accetto anche regali, ovvio! Chi non li accetterebbe??





16.Hai altri amici con cui puoi parlare delle tue letture? Parecchi! Quasi tutti i miei amici storici, che hanno condiviso con me il percorso universitario, ed ovviamente voi!


17.Ti piace qualche scrittore in particolare? Molti! In questo blog ho parlato di Camilleri, Manfredi, Elena Ferrante, Sveva Casati Modignani… e tanti altri ancora.



18. Preferisci autori italiani o stranieri? Non ho una vera preferenza!



19. Se dovessi scrivere un libro, quale sarebbe il titolo?
Si dice che il titolo venga deciso per ultimo…



20.E la trama?
Di sicuro sarebbe un romanzo a metà tra il romance e la saga familiare. Mi piacerebbe raccontare una storia d’amore che diventi anche un excursus nell’Italia che non c’è più. Però è solo un sogno…




21.Qual è il tuo genere preferito? La narrativa al femminile.


22. Se dovessi consigliare un libro ad un tuo coetaneo, quale sarebbe e perché? “Mr Gwyn” di Baricco, perché dà insegnamenti importanti.



23.Qual è stata la frase di un libro che ti ha colpito di più? "Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie. Ci fermiamo all'idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c'è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori." (Da “Mr Gwyn”, appunto.)



24.Nella tua famiglia, sei l’unico/a persona che legge molto?
No, però sono comunque quella che legge di più!



25.Preferisci leggere davanti al fuoco con una cioccolata calda in mano ed essere avvolta da una coperta, o leggere in spiaggia, con una granita o un gelato?
Spiaggia!





26. Il più bel libro fantasy che hai letto?
Harry Potter, saga della quale parlo qui.



27. Il più bel libro horror che hai letto?
Credo sinceramente di non averne mai letti…



28. Il più bel libro d’avventura che hai letto?
“Q” di Luther Blissett. Ne parlo qui.



29.Hai mai letto dei romanzi tratti da Wattpad?
Sì…anche se non ne sono rimasta entusiasta.


30. Pensi che esista il “blocco dello scrittore”? Forse è fisiologico…l’importante è superarlo!




31.Hai mai letto Harry Potter? Certo!



32. Se sì, ti piace di più il libro o il film? I libri sono imbattibili, per quanto anche i film mi abbiano dato tante emozioni.


33.Quando leggi un libro, preferisci che ci siano le immagini o vuoi che faccia tutto la tua fantasia?
Fantasia, grazie.



34.Ti fai attirare dalla copertina di un libro? Spesso, ma non sempre.



35.Preferisci comprare i libri o prenderli in prestito? Da tempo li prendo in prestito.





36.A che età hai iniziato a leggere?
All'asilo, credo.



37.Hai mai provato a scrivere una storia, anche se da bambina/o?
Costantemente.



38.Hai mai letto per ore di seguito?
Sempre!



39.Hai mai letto più libri in un giorno? Sì.



40.Hai mai lasciato un libro in sospeso?
Pochissime volte.




41.Quando la scuola ti impone dei libri da leggere, sei d’accordo con le scelte che prendono i professori?
Questa domanda per me è un po’ datata… comunque, in genere apprezzavo le scelte dei miei professori.


42.Qual è il libro che ti è piaciuto di meno? Ne avrei ben cinque da stroncare. Ne parlo meglio in questo post.


43.Ti vergogni di dire che ti piace leggere?
No…perché dovrei?


44.Hai un libro in particolare che ti è piaciuto talmente tanto da leggerlo più di una volta?
Più di uno


45. Se sì, come è stato rileggerlo la seconda volta?
Anche meglio della prima


46.Che genere di libri leggevi da piccola? I classici di quando mia madre era piccola, provenienti dalla casa dei nonni.







Spero che questo quiz vi abbia interessato ed incuriosito!


Se vi piace, consideratevi tutti taggati, ovviamente!


Abbiamo qualche punto in comune? Avete idee diverse rispetto alle mie?


Fatemi sapere!


Grazie per la lettura, al prossimo post


giovedì 11 gennaio 2018

ANDROMACA: UNA DONNA CHE NON PROVA RANCORE

Le donne di Euripide #1




Cari lettori,
sono molto felice di riaprire la rubrica “Donne straordinarie” nel 2018 con una nuova serie dedicata ad uno straordinario drammaturgo classico, che ha dato tanto spazio alla figura femminile ed a tutte le sue sfaccettature: Euripide.


Ho già parlato di teatro greco in varie occasioni, ed in particolare in questo post, che è incentrato sulla figura di Ifigenia (e si riferisce alla tragedia euripidea Ifigenia in Aulide, ma non solo), ed in questo, dedicato alla figura di Elettra, la protagonista assoluta di una delle tragedie di Sofocle.

Noi “classicisti” siamo stati abituati da tempo a fare delle rigorose distinzioni tra i tre più grandi tragediografi greci, ovvero Eschilo, Sofocle ed Euripide.

C’è stato insegnato che per Eschilo il vero protagonista è il Fato, che manovra gli uomini a suo piacimento e che rende ancora più drammatico il destino di ogni singolo personaggio.

Ci è stato ripetuto che Sofocle ci presenta dei veri e propri eroi (ed Elettra ne è sicuramente un esempio): personaggi forti, volitivi, idealisti, che inseguono un obiettivo anche se sono ben consapevoli che esso costerà loro la vita o, nel meno grave dei casi, un terribile rovescio della loro sorte.

Ci è stato infine detto che Euripide è figlio di una generazione successiva. I coetanei del drammaturgo, infatti, iniziano a riporre maggior fiducia in loro stessi, a temere meno il destino, a rimettere in gioco alcuni valori considerati “assoluti” fino a quel momento ed a porsi alcune domande sulla società e perfino sulle disuguaglianze che ci sono tra gli uomini e le donne.
È per questo motivo che, leggendo le tragedie dell’autore (o vedendole rappresentate, se si è fortunati) si possono trovare argomentazioni di carattere sofistico, una grande varietà di personaggi, versioni originali di miti ormai conosciuti, qualche sorprendente lieto (anche se non lietissimo) finale ed una grande quantità di donne.



Ciò di cui però mi piacerebbe parlare in questo post e negli altri che apparterranno a questa serie sono le qualità dominanti di ogni donna della quale Euripide ha deciso di scrivere.

Mi piace pensare che egli abbia compiuto con le sue donne la stessa operazione letteraria che Omero aveva fatto con gli eroi mitologici: quello di attribuire una caratteristica propria ad ogni singola figura femminile, così come, nell’Iliade, Achille era accecato dall’ira, Ulisse era astuto, Priamo era saggio…

Com’è facile immaginare, questo rende Euripide estremamente diverso da Eschilo, ma, a mio parere, anche da Sofocle. 
Sarebbe difficile immaginare tre storie più diverse di quelle che vedono protagonisti Elettra, Antigone ed Aiace, eppure i tre personaggi sofoclei sono incredibilmente simili tra loro, con la loro costanza, il loro attaccamento agli ideali, il loro spirito di sacrificio e, se è consentito dirlo, la loro tendenza a non ascoltare le persone a cui vogliono bene.

Se ci accostiamo alla produzione euripidea, invece, scopriamo subito che Medea non è come Elena, che Ecuba non è come Ifigenia, e che decisamente le due protagoniste della tragedia odierna, Ermione ed Andromaca, non hanno nulla in comune.


Ho fatto questa lunga premessa per spiegare meglio il senso di questo post e di quelli che lo seguiranno.
A questo punto molti di voi probabilmente si chiederanno: perché ritengo che la caratteristica fondamentale di Andromaca (e la sua forza) sia la capacità di non provare rancore? Cercherò di spiegarvelo…



La vicenda narrata



Andromaca, nell’Iliade, è il simbolo di tutte le vedove di guerra: privata dell’amato marito Ettore, ha dovuto assistere all’uccisione del figlioletto Astianatte, ancora in fasce, ed è stata venduta ai Greci.
All’inizio della tragedia ella è la donna di Neottolemo, il giovanissimo e crudele figlio di Achille, ed ha avuto un figlio da lui.

La sua vita già difficile è sconvolta da un avvenimento: l’uomo con cui è costretta a vivere decide di sposarsi con Ermione, figlia di Menelao, che però sembra essere sterile.
Gelosi della fertilità e dell’aspetto ancora fiorente di Andromaca, padre e figlia complottano insieme per ucciderla, e condannano a morte senza processo sia lei che suo figlio. I due vengono però salvati all’ultimo momento da Peleo, il vecchio padre di Achille.

È allora che ogni personaggio della tragedia fa il suo gioco, seguendo il proprio opportunismo: Ermione, dopo una serie di (poco credibili) tentativi di suicidio, fugge insieme al cugino Oreste, giunto a Ftia perché geloso di Neottolemo; quest’ultimo abbandona moglie e concubina per andare a Delfi (e venire ucciso proprio da Oreste); Menelao ignora volutamente le decisioni della figlia, preso dalla consueta brama di potere che lo caratterizza. Andromaca è impotente spettatrice della tragedia; lei e Peleo, tuttavia, saranno gli unici personaggi premiati dagli dei al termine della vicenda.



La “rivalità tra donne” e la capacità di accettare il proprio destino



Andromaca è una tragedia nel corso della quale Euripide rimette in discussione il ruolo della donna, attribuendole una grande importanza all’interno delle mura domestiche e per quel che riguarda la gestione del nucleo familiare.

In questo senso, ciò di cui il lettore si può immediatamente accorgere è il fatto che Ermione ed Andromaca sono in competizione per via di Neottolemo…ma che quest’ultimo, di fatto, non esiste nel corso della tragedia: le sue gesta, infatti, sono sempre raccontate da altri. L’impressione è che l’uomo (che, tra l’altro, entrambe le donne disprezzano, per motivi differenti) non sia nemmeno considerato come una persona in carne ed ossa, ma solo come un simbolo, una pedina in una guerra tra famiglie che puntano ad avere rispettabilità e potere.

Per quanto riguarda, poi, la supposta “rivalità” tra le due donne, è necessario specificare che essa è a senso unico. È Ermione l’unica a struggersi guardando Andromaca, il suo figlio in salute ed il suo aspetto piacente nonostante gli anni in più.

Andromaca è schiava, infelice, in cuor suo disprezza l’uomo che ha ucciso empiamente l’ex suocero Priamo (e che è figlio dell’uomo che ha ucciso Ettore) e, con ogni probabilità, desidererebbe a sua volta essere morta sotto le mura di Troia.


Per quanto ciò sia terribile anche solo da immaginare, tuttavia, la donna realmente prigioniera tra le due – incarceratasi con le sue stesse mani – è Ermione, una ragazza figlia di un re vincitore della guerra e della donna più bella del mondo, appena andata in sposa con tutti gli onori, eppure incapace di trovare pace, tanto da provare invidia per una persona flagellata dalla sorte come Andromaca.

Ermione non si fida delle altre donne, nei confronti delle quali indirizza un’invettiva molto lunga e pesante (adeguatamente criticata dal coro di donne locali), ma, in definitiva, non ha stima neppure per se stessa.

Andromaca invece, dopo un primo momento di smarrimento, non cova rabbia e risentimento nei confronti di nessuno: considera tali sentimenti dei pesi inutili, e continua a lottare, per il figlio che le è rimasto e per la sua stessa salvezza.



La neutralità di Andromaca tra le tante rivalità personali della tragedia


Prima di accostarsi alla tragedia, il lettore/spettatore si aspetterebbe di sentire parole di fuoco da parte di Andromaca per quanto riguarda la guerra e gli strascichi che essa ha provocato, ma, con sua grande sorpresa, ella non fa che qualche riferimento.

Sono invece gli altri personaggi della tragedia a rivelare degli amari retroscena del periodo immediatamente successivo alla conclusione della guerra.
Il vecchio Peleo, innanzitutto, che appartiene alla generazione in cui i re micenei si facevano la guerra tra di loro e non avevano ancora trovato un nemico comune, sembra non aver mai abbandonato l’ideologia di quei tempi. Egli, infatti, rimprovera aspramente Menelao ed il suo popolo, gli spartani, da lui ritenuti avidi, violenti e di facili costumi.
Menelao, dal canto suo, nonostante le sue deboli argomentazioni, non riesce proprio a camuffare il pentimento per aver perdonato subito Elena, la moglie, perché la sua fama di donna volubile e crudele è ricaduta sulla figlia Ermione.

Oreste, infine, cova risentimento nei confronti di Neottolemo non solo perché desidererebbe essere lui il marito di Ermione, ma anche perché egli l’ha accusato di empietà e di essere un matricida, mentre lui non si pente di aver vendicato il padre.

Generazione dopo generazione, dunque, il destino del popolo greco sembra quello della lotta fratricida, mentre l’unico personaggio che cerca di dimenticare il passato e di andare avanti salvando, se non se stessa, almeno suo figlio è proprio Andromaca, la donna straniera venuta dall’Oriente e per questo ritenuta ingiustamente da tutti maliziosa e maligna.
Ciò che Euripide voleva comunicare al suo popolo è fin troppo evidente: le rivalità tra polis sono state purtroppo una costante della storia greca ed hanno inevitabilmente portato alla Guerra del Peloponneso.



Il futuro di Andromaca al di là della tragedia


Il dramma si risolve con la comparsa di un Deus ex machina, ovvero Teti, la madre di Achille. Ella decide di donare un lieto fine a Peleo, che è vecchio ed ha visto morire figlio e nipote, e ad Andromaca, che è stata una vittima delle circostanze avverse.
Per il primo ella stabilisce un futuro di serenità insieme a lei, in una grotta vicino al mare, in ricordo della loro antica unione.
Per la seconda, invece, il destino ha in serbo un matrimonio con il troiano Eleno, uno stanziamento presso la terra dei Molossi e l’inizio di una nuova dinastia.


Il lettore, se vuole, può ritrovare Andromaca nel III libro dell’Eneide di Virgilio. Enea, infatti, nel corso delle sue peregrinazioni, arriva proprio presso i Molossi ed incontra Eleno e la sua nuova moglie. Il modo in cui è stata costruita la capitale del regno commuove l’eroe virgiliano: essa, infatti, è in tutto e per tutto una piccola Troia, con le stesse strade ed i medesimi monumenti.
Alcuni studi di filosofia estetica hanno considerato questa ricostruzione di una città ormai perduta come un classico esempio di arte che consola l’uomo, offrendo un’immagine illusoria ma tangibile di un mondo che non esiste più.

Si tratta di una teoria sicuramente convincente; ciò che è certo è che sia Euripide che Virgilio ritengono il matrimonio con Eleno la giusta ricompensa per Andromaca, che ha sopportato con forza le sue disgrazie senza mai cedere all’odio ed al rancore ed ora può trovare la sua pace.




Che ne dite di questo primo personaggio della carrellata dedicata ad Euripide?
Vi piace? Lo trovate attuale?

Personalmente mi piacerebbe riuscire a presentarvi, una dopo l’altra, tutte le donne “ritratte” da questo straordinario drammaturgo!

Se vi va, scrivete pure nei commenti di quale figura mitologica vi piacerebbe leggere qualcosa…così so su quali personaggi orientarmi per scrivere i prossimi capitoli della serie!
Grazie per la lettura, al prossimo post 😊

lunedì 8 gennaio 2018

APPUNTAMENTO CON LA STORIA ANTICA

I più bei romanzi di Valerio Massimo Manfredi


Cari lettori,
primo post del 2018 per la nostra rubrica “Letture a tema...”!

Oggi vi parlo di alcuni romanzi selezionati di uno dei miei autori preferiti, Valerio Massimo Manfredi.

Ciò che amo maggiormente di questo scrittore non è solo la sua straordinaria capacità di ricostruzione delle epoche storiche perdute, ma anche la passione che egli mette nel descrivere i dettagli e nell'immaginare storie di fantasia che possano combaciare con alcune realtà del passato.

Ho letto praticamente tutte le sue opere, ma oggi mi limito a proporvi ciò che, secondo me, è davvero imperdibile.

Scegliete voi che cosa vi interessa maggiormente!



LE PALUDI DI HESPERIA



Primo romanzo di Valerio Massimo Manfredi che ho letto, è anche la storia a cui sono maggiormente affezionata.

Con questo libro torniamo al tempo degli eroi omerici, senza però preoccuparci dei più noti, come Achille o Ettore.

Protagonista di questo racconto è invece Diomede, un personaggio forse sottovalutato, ma fondamentale, perché, se Achille per i greci è stato una variabile micidiale ma imprevedibile, egli ha sempre rappresentato una solida certezza.

Finita la guerra di Troia, egli torna a casa, ad Argo, ma ben presto scopre un complotto architettato dalla moglie, la regina Egialea.
Deluso e sconvolto, egli decide di fuggire nottetempo con i soldati che gli sono fedeli e, dopo un lungo viaggio, egli approda in Hesperia, ovvero nell'Italia Centrale.

Diomede si batte con forza e determinazione e riesce a superare tutti gli ostacoli che la nuova terra gli pone davanti, ma è anche consapevole di non essere più lo stesso uomo di una volta.
Incontra anche Enea, e con lui ingaggia un'ultima, disperata battaglia, ma ben presto i due capiscono che non c'è alcun senso nel combattere per qualcosa che non c'è più. Il mondo miceneo degli eroi, infatti, non esiste più: i Dori stanno per spazzarlo via per sempre…


Questo romanzo, malinconico e decadente, è anche portatore di un messaggio di speranza: il nostro protagonista, infatti, crede di saper fare solo il soldato, ma trova in sé delle risorse che non sapeva di avere.
Così anche ognuno di noi, se una fase della sua vita termina bruscamente, può essere in grado di ricominciare.



L'ARMATA PERDUTA



Abira, povera fanciulla del Medio Oriente, è stata promessa fin da bambina ad un cugino e crede di essere destinata ad una vita umile e monotona.

Un giorno, però, conosce e s'innamora di Xeno, al secolo Senofonte, scrittore ateniese al servizio dell'esercito greco che sta andando ad aiutare Ciro nella guerra fratricida in Persia. Abira decide di fuggire con lui, e ben presto viene a conoscenza di un mondo nuovo, fatto di uomini duri e temprati dalla guerra, ma anche di donne raffinate e maliziose, come Melissa, e di affascinanti e spietati eroi solitari, come Menon.

La guerra, però, si risolve in un fallimento, e l'esercito greco viene costretto ad effettuare un'interminabile ritirata attraverso l'Asia, combattendo contro nemici visibili e pericoli silenziosi. Abira e Xeno, contravvenendo alle leggi, verranno a conoscenza di un complotto che minaccia il destino di quella strana milizia ausiliaria.


La storia è quella dell'Anabasi di Senofonte, ma raccontata dal punto di vista delle tante donne che accompagnarono la spedizione: storia e poesia si intrecciano!
Piccolo spoiler: se mi chiedessero, tra tutti i romanzi che ho letto, di sceglierne uno con un colpo di scena davvero romantico, sono quasi sicura che sceglierei questo.



L'IMPERO DEI DRAGHI



Edessa, 260 d.C. I Persiani stanno stringendo un assedio all'ultimo avamposto dell'Impero Romano, ed il contrasto sembra senza fine: è per questo che l'Imperatore Valeriano decide di accettare un incontro con il Re per negoziare.

Egli ignora, però, che si tratti di una trappola, e, insieme ai suoi uomini più fidati, viene rinchiuso ad Aus Daiwa, una miniera dove dei miseri forzati sono condannati ad una schiavitù eterna.

Tra i prigionieri vi è il Comandante Marco Metello Aquila, uomo di fiducia di Valeriano, che, nel momento in cui l'imperatore si spegne tra le mille fatiche della miniera, decide di fuggire con i pochi uomini rimasti. Ha inizio un viaggio lunghissimo e difficile, che culmina con l'incontro di un misterioso personaggio “dagli occhi che pungono”, cioè a mandorla. Egli è Dan Qing, il Principe ereditario della Cina, che propone a Metello ed ai suoi di fargli da guardia del corpo e di affiancarli in una pericolosissima missione di riconquista del trono.

È allora che per i legionari romani si spalancano le porte del leggendario Impero dei Draghi, fatto di insidiosi intrighi, guerrieri imprendibili e silenziosi, monaci guerrieri ed affascinanti fanciulle che cavalcano di notte col pugnale tra i denti.


La lunga e complessa trama di questo romanzo non basta a comunicare tutte le sensazioni che prova il lettore. Vi è una completa identificazione con Metello, legionario costretto ad imparare la filosofia del combattimento orientale, comandante fedele all'Imperatore che non smette mai di cercare vestigia dell'impero romano anche dall'altra parte del mondo, uomo ferito nel privato che continua a sperare di ritrovare suo figlio.

La sua decisione di giocarsi il tutto per tutto fa capire al lettore che ci si può sempre ritrovare, che non si smette mai di essere se stessi, anche se si è in un altro emisfero e se si ha un altro nome ed un'altra identità.



IL TIRANNO



Questa complessa ed affascinante storia è ambientata in Sicilia, nel V secolo a.C., e racconta giovinezza, ascesa, trionfo e declino di Dionisio, il leggendario tiranno di Siracusa, conquistatore di tutta la Sicilia e di parte dell'Italia Meridionale.

Intrepido soldato e, subito dopo, giovanissimo generale, egli cresce e fa carriera con la convinzione che la democrazia sia un male, non solo per chi governa, ma anche e soprattutto per la comunità. Le radici di questa sua credenza affondano in un passato doloroso e si intrecciano con i ricordi di Arete, il suo sfortunato primo amore.

Affiancato dall'amico Filisto, che è un amante della filosofia e cerca sempre di invitarlo all'equilibrio, e dal fratello minore Leptines, che è sempre al suo fianco, presto Dionisio prende possesso di Siracusa.

Da lì, avendo fatto tesoro del suo recente passato da generale, egli si espande a dismisura, conquistando città e sottraendo territori al suo nemico più odiato, Cartagine.
Giorno dopo giorno Dionisio inizia a sembrare sempre più un imperatore: egli sposa nello stesso giorno due donne, una siracusana ed una locrese (cioè calabrese); intorno a lui inizia a crearsi una corte non sempre fidata; le sue ricchezze si accumulano l'una sull'altra.
È il suo momento di gloria, ma i primi segnali dell'imminente fine del suo sogno si avvicinano…


Scegliendo questo protagonista, Valerio Massimo Manfredi ha corso un grande rischio: si è posto, infatti, dal punto di vista di un villain, un personaggio ritenuto negativo per la sua sete di potere e la sua crudeltà.

Dionisio non viene né giustificato né esaltato, ma, incredibilmente, il lettore ha la sensazione di comprenderlo, di intuire le motivazioni di alcune sue discusse scelte, di cogliere persino i momenti di grandezza di questo sofferto personaggio.
Una storia da leggere con attenzione e senza pregiudizi!



L'ULTIMA LEGIONE



Anno 476 d.C.: l'Impero Romano d'Occidente sta per crollare sotto gli assalti del generale barbaro Odoacre. L'imperatore Romolo Augustolo, un ragazzino di 13 anni, è stato deportato a Ravenna.

L'ufficiale Aureliano Ambrosio, nel frattempo, assiste impotente alla distruzione dell'armata rimasta fedele all'imperatore, capeggiata dal padre di Romolo, il quale, morendo, chiede ad Aureliano di salvare il figlio.

Egli, aiutato dalla donna guerriera Livia Prisca, mette insieme una squadra, costituita da due ex compagni d'armi di Aureliano, Batriato e Vareno, e da due ex schiavi, Demetrio ed Orosio.
La liberazione dell'imperatore fanciullo, che è stato rapito insieme al precettore Meridius Ambrosinus, si trasforma in una vera e propria fuga attraverso l'Europa, in direzione della Britannia ed alla ricerca di alcune tracce dell'Impero Romano che si credevano perdute per sempre.
Lo stesso Romolo Augustolo porta con sé una spada appartenuta a Giulio Cesare, che ha fatto la storia ed ora è pronta a diventare simbolo di leggenda…


Celeberrimo romanzo di Manfredi, è sicuramente stato “odiato” da molti studenti, costretti, loro malgrado, a leggerlo per la scuola.
Tuttavia, io credo che valga assolutamente la pena di conoscere questa storia così appassionante e formativa ad un tempo. Amicizia, lealtà ed avventura sono i punti cardine della narrazione, che non manca di sorprendere il lettore fino alla fine.




In questa piccola “top five” ho parlato solo di romanzi di Valerio Massimo Manfredi autoconclusivi ed ambientati nel passato. Qui ho invece parlato della trilogia dedicata ad Alessandro Magno, mentre i gialli/thriller archeologici sono stati citati in questo ed in questo post.

Il mio amore per lo scrittore in questione mi accompagna da quando avevo 18 anni e credo che sia piuttosto evidente…

Non conosco, invece, le vostre idee in merito! Avete letto qualcuno di questi romanzi? Ho suscitato la vostra curiosità per uno o più di essi?
Fatemi sapere!
Grazie della lettura… al prossimo post :-)