giovedì 16 novembre 2017

IL BORGHESE GENTILUOMO

Ironia e critica sociale sul palcoscenico del Teatro Carcano




Cari lettori,
per la nostra rubrica “Consigli teatrali”, oggi sono felice di parlarvi di un celebre drammaturgo a proposito del quale non ho ancora scritto nulla sul blog: Molière.

Ho appena assistito, infatti, alla messa in scena de “Il borghese gentiluomo”, una delle sue opere più celebri, presso il Teatro Carcano di Milano.

Sono rimasta divertita ed affascinata da questa commedia, che ha il grande pregio di far ridere e spingere a riflettere allo stesso tempo. Ecco perché!



Il signor Jourdain e le sue ambizioni



Al centro della scena c’è il protagonista della commedia, il signor Jourdain, ricco borghese, figlio di un commerciante di stoffe e padre di famiglia.

Sembra che nulla manchi a quest’uomo, ma egli, nel suo intimo, soffre, perché desidera far parte della classe nobiliare, ma non vi appartiene, e sente di non aver ricevuto un’istruzione adeguata.

Egli decide così di spendere buona parte delle sue finanze in maestri d’ogni sorta, dalla scherma al teatro, dalla danza alla filosofia. Inutile dire che l’arte nella quale sono più versati questi “insegnanti” è quella di circuire il signor Jourdain e di portarlo a spendere il più possibile.


Il nostro protagonista è più determinato che mai nella sua impresa di assomigliare in tutto e per tutto ad un nobile e, quando si esercita in inchini che sembrano balletti o si sforza di imparare la fonetica e l’ortografia, non può non suscitare un senso di divertimento e di amara ironia nello spettatore.


L’attore protagonista, Emilio Solfrizzi, esperto di commedia sia al cinema che al teatro, regala al suo personaggio un’agilità nei movimenti ed una scioltezza nei discorsi davvero non comune. Jourdain sembra divertirsi insieme agli spettatori, persino (anzi, soprattutto) in presenza di quei personaggi che lo prendono in giro.



Il mondo del borghese gentiluomo



I personaggi di questa commedia, al di là del protagonista, sono divisi in due grandi gruppi.
Da un lato c’è quello che è il mondo reale del signor Jourdain: la moglie, una donna pratica e razionale, che cerca in tutti i modi di far recuperare la ragione al marito; la figlia Lucilla, che cerca di comunicare i propri desideri al padre senza riuscirci; la serva di casa, una ragazza dal piglio deciso, molto vicina alla moglie di Jourdain per idee e modi di fare; il ricco ma ahimé borghese spasimante della figlia, Cleonte, ed il suo scaltro servo.


Il signor Jourdain non sembra curarsi più di tanto di tutte queste persone e delle loro esigenze e si preoccupa unicamente di coloro che appartengono al suo “mondo ideale”: i suoi già citati maestri, un conte che lo adula e si fa prestare sempre più soldi, una marchesa della quale si è invaghito ma che non lo ricambia affatto.


Le aspirazioni di Jourdain nei confronti della classe nobiliare lo spingono a dire di no al matrimonio di Lucilla e Cleonte, perché il giovane, seppur intelligente, grande lavoratore e di buon cuore, non ha titoli.
Sarà il furbo servo Coviello (un vero e proprio Pulcinella in versione francese) ad escogitare un trucco affinché i due giovani possano sposarsi ed il signor Jourdain possa restare così raggirato ma felice.



Gli elementi di critica alla società del tempo



Le commedie di Molière pongono sempre al centro della scena delle importanti riflessioni a proposito della società francese del XVII secolo, e Il borghese gentiluomo non fa certo eccezione.


Innanzitutto, quest’opera prende in giro la classe nobiliare, che, al tempo in cui scrive Molière, è ormai allo sbando. Il conte e la marchesa, infatti, hanno perduto tutte le loro sostanze, non hanno altro oltre ad un titolo ormai inutile ed ovviamente si rifiutano di svolgere qualsiasi tipo di lavoro. Sono due personaggi meschini, avidi e piuttosto volgari, e lo spettatore non può fare a meno di chiedersi perché due persone del genere siano così ammirate dal signor Jourdain.


Quest’ultimo, proprio come tanti altri personaggi del drammaturgo francese (“Tartufo” l’ipocrita, il misantropo, l’avaro), è un archetipo. Egli incarna, infatti, la classe sociale degli “arricchiti”, di tutti coloro che si sono fatti da sé con il denaro e che proprio con questo mezzo si ritengono in grado di comprare qualsiasi cosa, anche una posizione sociale che per definizione si può avere solo per nascita.


I personaggi che, in questa commedia, fanno una figura migliore sono quelli che si accontentano di ciò che hanno: la signora Jourdain, che racconta con orgoglio le proprie origini; i due giovani innamorati, che pensano a coronare il loro sogno; i due servi, che si considerano parte della famiglia dei padroni ed agiscono di conseguenza.



L’importanza dell’istruzione



Per quanto il signor Jourdain sia un personaggio preso in giro e compatito da quasi tutti ed ignori quello che succede intorno a lui per quasi tutta la durata della commedia, io credo che Molière non lo condanni in toto.

Il drammaturgo francese, infatti, è stato molto più severo con altri suoi protagonisti (come, per esempio, Tartufo).
Il signor Jourdain ha, nonostante tutto, un’innegabile caratteristica positiva: egli ha sete di sapere, un desiderio costante di informarsi e di migliorarsi.
Egli non ci pensa due volte a mettersi in gioco per imparare qualsiasi cosa, anche la più banale, e non ha problemi nell’impegnare le sue finanze a favore della sua istruzione.

Sicuramente il nostro protagonista ha molto da imparare dalla sua famiglia e dalle persone che sono realmente affezionate a lui, ma è di gran lunga superiore ai nobili decaduti che cerca goffamente di imitare, e almeno questo gli viene riconosciuto dal narratore.




Lo spettacolo resterà al Teatro Carcano fino a domenica 19 novembre!
Avete ancora qualche giorno per andarlo a vedere.
Se vi piace la commedia, o se conoscete almeno un po’ le opere di Molière, questa pièce è davvero godibile ed interessante!
Avete già visto qualche versione de Il borghese gentiluomo, o qualche altro spettacolo del drammaturgo francese? Fatemi sapere!

Se vi interessa, qui trovate il post dedicato allo spettacolo del mese scorso, Filumena Marturano, e a questo link la presentazione di tutte le iniziative del teatro Carcano per la stagione 2017-2018.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 9 novembre 2017

DENTRO CARAVAGGIO

Michelangelo Merisi a Palazzo Reale




Cari lettori,
oggi abbiamo un nuovo appuntamento con i nostri “Consigli artistici”. Dopo la parentesi estiva dedicata agli artisti contemporanei (parlo qui di Giancarlo Vitali), Palazzo Reale torna ad ospitare nelle sue sale i più grandi nomi dei secoli scorsi.

In particolare, oggi vi vorrei parlare della mostra “Dentro Caravaggio”, dedicata alla vita ed alle opere del celeberrimo artista Michelangelo Merisi.


Palazzo Reale ci ha abituato alla varietà delle sue esposizioni: ci sono quelle che mettono in luce artisti minori, quelle che hanno un tema al centro della scena e quelle che omaggiano senza riserve un grande maestro del passato. “Dentro Caravaggio” rientra senza dubbio in quest’ultima categoria, ed è davvero un appuntamento imperdibile, non solo per gli appassionati di storia dell’arte.
Vediamo insieme perché.



L’esposizione


La mostra apre subito con una sezione introduttiva che racconta ai visitatori la vita breve e travagliata di questo personaggio, morto per un’improvvisa malattia a quasi 39 anni dopo un’esistenza di avventure, fughe rocambolesche, risse, litigi ed ubriacature.

L’esposizione traccia una linea netta tra l’uomo, Michelangelo Merisi, e l’artista, il Caravaggio, mostrando con chiarezza la fragilità e la facile collera del primo e l’estro e lo scrupoloso lavoro del secondo.


Sicuramente qualche volta vi sarà capitato di rimanere delusi, visitando la mostra dedicata ad un grande artista e scoprendo poi che l’esposizione aveva solo dei disegni o delle opere minori. Questo non è il caso della mostra di cui stiamo parlando: vi sono tanti dipinti famosi, che il visitatore può facilmente riconoscere.

Nella prima sala, infatti, troneggia il celeberrimo Giuditta che stacca la testa a Oloferne, dipinto che con i suoi colori vibranti e la sua forza comunicativa immerge subito il visitatore nelle atmosfere care a Caravaggio.



Le proiezioni dei dipinti al computer


La mostra ospita una ventina di tele di Caravaggio, tutte grandi o medio – grandi. Ognuna delle opere è collocata su un pannello al centro delle sale, e non appesa alle pareti, come si potrebbe facilmente immaginare.
Questo perché sul retro di ognuno di questi pannelli è collocato uno schermo che riproduce il dipinto al computer e lo scompone nelle sue varie parti, mostrando al visitatore il metodo di lavoro dell’artista.

Si scopre così che Caravaggio era un artista scrupoloso, che meditava sul suo lavoro e cambiava più volte idea in proposito.


Una delle sue particolarità più evidenti è la preparazione a fondo scuro o rossiccio, che lo differenzia dalla maggior parte degli artisti rinascimentali o contemporanei, che prediligono i colori chiari.


Un’altra sua abitudine è quella di tracciare molti segni preparatori e addirittura delle piccole incisioni. Si tratta, però, di idee sommarie, in quanto spesso, nella stesura finale, oggetti e persone cambiano inclinazione o addirittura posizione.


Un elemento che spesso viene rimesso in discussione, infine, è l’abbigliamento dei personaggi: moltissime volte Caravaggio viene costretto a dipingere dei panneggi al di sopra di figure umane nude o seminude, forse a causa di alcune norme presenti durante il periodo della Controriforma.



La figura femminile


Pur avendo spesso come committenti nobili e personaggi del clero che gli impongono soggetti di tipo religioso, Caravaggio riesce comunque a rendere ogni figura femminile in modo differente. Bastano uno sguardo, un atteggiamento, un sorriso, e la protagonista del dipinto cambia completamente.


Maria Maddalena, per esempio, è una figura bifronte per Caravaggio.
In un dipinto che la ritrae insieme alla sorella Marta, ella è ancora lontana dalla sua conversione, ed ha l’aspetto di una ricca donna in vesti rinascimentali, dallo sguardo fiero e circondata da oggetti che indicano la sua vanitas, come uno specchio o un pettine.
Nella Maddalena penitente, invece, la stessa donna appare seduta stancamente, come prostrata dalla vita che ha condotto finora. Lo sguardo è basso, i colori delle vesti tenui, e quegli stessi beni materiali che nell’altra tela ella amava tanto giacciono come abbandonati sul pavimento.


L’artista non manca, come suo solito, di dare scandalo: famoso è il caso della tela dedicata alla Madonna di Loreto, nella quale egli ritrae una prostituta sua amante ed il bambino che egli ha avuto da lei.



Le figure maschili e l’identificazione


Come già detto, moltissime opere di Caravaggio hanno soggetti religiosi come protagonisti. Ciò nonostante, colpisce il fatto che i personaggi ritratti finiscano sempre, in qualche modo, per ricordare l’artista che li ha dipinti.

Le varie versioni di Giovanni Battista, per esempio, rivelano un temperamento insolitamente fiero, a partire dal modo in cui l’uomo tiene in mano la croce del martirio, passando per il panneggio rosso vivo, fino ad arrivare allo sguardo insolitamente fermo per un santo.


In moltissime altre tele, però, Caravaggio sembra avere una predilezione per i santi più umili, più poveri, spesso anche fuggiaschi ed abbandonati dalla civiltà.
Esemplari sono le varie versioni di S.Francesco, un soggetto da lui particolarmente amato.
Anche S.Girolamo in versione penitente, tuttavia, è di rara intensità.



La ricerca del realismo


Consiglio ai futuri visitatori della mostra di soffermarsi su due tele molto interessanti, La buona ventura e il Ragazzo morso da un ramarro.


Nella prima, una zingara, con un sorriso falso e la scusa di voler predire il futuro, afferra la mano di un ricco ed ingenuo giovanotto, portandogli via così un prezioso anello.


Nella seconda (che potete ammirare nell'immagine a inizio post), invece, un ragazzo si spaventa dopo essere stato morso ad un dito da una grossa lucertola, e si ritrae dal tavolo, agitando così un vaso pieno d’acqua.


Ciò che mi piace di queste tele è il desiderio dell’artista di cogliere un istante rapido e fuggevole, fermando sulla tela l’impressione di un momento.
Questa ricerca di realismo, a mio parere, è uno degli aspetti più moderni e rivoluzionari di questo artista.

Egli sicuramente viveva di passioni ed ha messo tutto se stesso nelle sue opere, in un periodo in cui, per via della Controriforma, non era poi così semplice esprimersi liberamente.




La mostra rimarrà a Palazzo Reale fino al 28 gennaio!
Al di là della vostra passione più o meno grande per la storia dell’arte, vi consiglio con tutto il cuore di fare un salto, perché vale davvero la pena di vedere delle opere così famose ed importanti.
Alcune di queste tele provengono da Roma… qualcuno di voi le ha già viste?
Oppure avete visitato qualche mostra dedicata a Caravaggio in qualche altra regione?
Fatemi sapere!
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)


lunedì 6 novembre 2017

WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR

Una mostra fotografica dedicata alla natura




Cari lettori,
oggi, per la nostra rubrica “Eventi culturali”, sono davvero felice di parlarvi di una mostra fotografica veramente interessante che si tiene ogni autunno a Milano, presso la Fondazione Luciana Matalon, in zona Cairoli/Castello Sforzesco.

Essa si chiama “Wildlife photographer of the year” ed è una mostra fotografica su scala internazionale, dedicata a tutti gli aspetti della natura.
Moltissimi i soggetti ritratti in tutto il mondo, dalla foresta equatoriale ai poli artici, a partire dai grandi mammiferi fino ad arrivare agli invertebrati.


Non essendo un’esperta di fotografia, ho pensato di mostrarvi semplicemente gli scatti che mi hanno colpito di più e di raccontare la loro storia.

Credo che un pomeriggio trascorso a visitare questa mostra possa davvero insegnarci che la Natura è una cosa meravigliosa!



Il vincitore


Tim Laman, “Vite intrecciate”

Questo fotografo ha dedicato un intero reportage allo studio degli oranghi, delle loro abitudini, di ogni aspetto della loro vita e del loro habitat.
Questo scatto ritrae un esemplare che sta tentando di raggiungere del cibo in cima ad un albero. La macchina fotografica è nascosta tra le chiome.

Ogni volta che osservo una fotografia nella quale viene ritratto qualche genere di scimmia rimango sempre colpita dall’espressione del soggetto, che è quasi...umana!



Rettili e anfibi


Marco Colombo, “Piccolo tesoro”

Questo fotografo italiano è riuscito a fotografare questa bellissima testuggine nelle acque della Sardegna, in mezzo alla penombra, grazie ad un fascio di luce.

A sorpresa, ci sono degli italiani tra i premiati, in numero maggiore rispetto agli anni precedenti.



Vegetali


Valter Binotto, “La combinazione del vento”

Questa particolarissima pianta si riproduce grazie al vento: la parte maschile di un esemplare, ovvero gli elementi in colore verde, produce un polline che, trasportato dal vento, va a fecondare la parte femminile, ovvero il fiore.

Il particolare più straordinario è il fatto che gli elementi verdi siano in movimento, mentre quelli floreali sono immobili.



Uccelli


Ganesh H. Shankar, “Tentativi di sgombero”

In India, una famiglia di parrocchetti aveva appena lasciato il suo nido, ricavato da un albero. Al ritorno, essi hanno trovato un lucertolone che aveva preso il loro posto.

L’usurpatore è stato cacciato davvero malamente!
In questo scatto, uno dei parrocchetti lo becca sulla coda.



Mammiferi


Nayan Khanolkar, “Il gatto randagio”

Tutti i grandi felini sono animali molto temuti dall’uomo. I leopardi, poi, data la loro tendenza ad isolarsi, corrono il rischio di essere decimati rapidamente.

Con questo scatto, il fotografo ha voluto dimostrare che, se non attaccati dall’uomo, un leopardo può aggirarsi tranquillamente di notte come un qualunque gatto abbandonato.




Sam Hobson, “Vicino dal lungo naso”

Le volpi sono un soggetto molto amato dai fotografi del Regno Unito. In questo adorabile scatto, un esemplare abituato a girare nella zona di Bristol osserva l’obiettivo con l’atteggiamento di un cagnolino che aspetta il suo abituale pasto.




Vita sottomarina


Scott Portelli, “Seppie in amore”

Questo fotografo ci sorprende sempre con i suoi scatti sottomarini. In questa fotografia, le protagoniste sono le seppie, che lasciano le loro uova su un fondale che si tinge di splendide sfumature.



Audun Rikardsen, “Show artico”

Questa eccezionale ripresa gioca su due curve: quella concava dell’acqua al di sotto della montagna e quella convessa della megattera, che resta però al di sotto della superficie marina.



Bianco e nero


Mats Andersson, “Requiem per una civetta”

In questa fotografia è ripresa un’anziana civetta in atteggiamento sofferente. Ella ha appena perso il compagno ed è destinata a non riprendersi più.

Pochi giorni dopo lo scatto, infatti, è morta a sua volta, fiaccata dall’età e da quello che per lei è stato un terribile lutto.



Lance Van De Vyver, “Il gioco del pangolino”

Un pangolino è riuscito a sopravvivere all’attacco di un branco di leonesse per ben 14 ore, semplicemente raggomitolandosi su se stesso e rendendosi impenetrabile.

Purtroppo, però, a causa dello stress e della denutrizione, è deceduto il giorno successivo.



Paesaggi


Stefano Unterthiner, “Spirito delle montagne”

In questo bellissima fotografia si ha una visione d’insieme delle nostre Alpi.

Grandi protagonisti un gruppo di corvi ed un gipeto (una sorta di “avvoltoio” italiano) che li sovrasta.



Impressioni


Javier Sandoval, “Gioco di foca con stella marina”

Questa sezione della mostra è dedicata alle fotografie scattate con effetti particolari, che rielaborano l’immagine.

Questo scatto, in particolare, sembra quasi mosso, e mostra un cucciolo di foca che fa turbinare l’acqua giocando con una stella marina.



Primi scatti


Gideon Knight, “La luna ed il corvo”

C’è una “gara nella gara”, ed è quella riservata ai giovanissimi fotografi di tutto il mondo. Tre sono le categorie previste: bambini fino ai 10 anni, ragazzi dagli 11 ai 14 anni e adolescenti dai 15 ai 17.

Questa fotografia è la vincitrice del gruppo dei più grandi ed ha uno spettacolare effetto controluce.



Isaac Aylward, “Spoglio del soffione”

Un fanello insolitamente goloso sembra mangiare un soffione colorato in mezzo ad un campo lilla. La poesia di questo scatto dai colori pastello è davvero sorprendente.




Mikhail Shatenev, “Attento a mamma orsa”

Un corvo si era avvicinato troppo alla tana di due piccoli orsi. L’arrivo di mamma orsa è stato rocambolesco! L’uccello è riuscito ad alzarsi in volo appena in tempo.



L’esposizione prosegue fino al 10 dicembre!
Spero che questo viaggio guidato alla scoperta delle bellezze del mondo naturale sia stato interessante per voi. Personalmente sono rimasta colpita anche da come la nostra (bellissima ed a volte bistrattata) Italia sia riuscita a fare una magnifica figura.

Avete mai sentito parlare di questa mostra? La conoscete?
Fatemi sapere!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

giovedì 2 novembre 2017

2 NOVEMBRE: LE CANZONI DEL RICORDO

Parole e musica che fanno bene al cuore


Cari lettori,
oggi è la giornata in cui si ricordano tutti i defunti. Si tratta di una ricorrenza triste e ben diversa dalle altre festività.

Per questo motivo ho pensato di proporvi un post in tema con i nostri “Consigli musicali”.
Vi faccio conoscere, infatti, alcuni brani di canzoni che mi sono sempre piaciute e che, vi confido, mi hanno anche aiutato.
Spero che vi strappino un sorriso in questa giornata un po’ difficile!



Slipped away, Avril Lavigne


Dipinto: Viandante sul mare di nebbia, Caspar David Friedrich


Mi sono svegliata
Tu non ti sveglierai
Continuo a chiedermi perché
E non posso accettarlo
Non era uno scherzo
E’ successo davvero che te ne sei andato

Ora te ne sei andato, ora te ne sei andato,
Tu vai là, tu vai là,
In un posto da cui non tornerai

Il giorno in cui sei scivolato via
E’ stato il giorno in cui ho capito
Che non sarebbe stato più lo stesso, oh
Mi manchi



Pieces of a dream, Anastacia


Dipinto: Inverno, Alfons Mucha


Penso di averti visto tardi, la scorsa notte
Ma era solo un lampo di luce, un angelo che passava
Ma mi ricordo ieri, la vita prima che tu te ne andassi
E noi stavamo ridendo

Avevamo una speranza
E ora si è infranta

Ed io potevo vederla chiaramente, un tempo, quando tu eri qui con me
Ed ora, non so come, tutto quello che è rimasto sono
Pezzi di un sogno

...Tutte queste memorie
cadono giù con mille e mille lacrime
ma quando mi sveglio tu non ci sei mai!



Stop crying your heart out, Oasis


Dipinto: Notte stellata sul Rodano, Vincent Van Gogh


Tutti noi siamo stelle
Stiamo scomparendo
Ma tu prova a non preoccuparti
Un giorno ci rivedrai
Prendi quello di cui hai bisogno
E resta sulla tua strada
E smetti di far piangere il tuo cuore



Per dirti ciao!, Tiziano Ferro



Dipinto: L’amore alla fonte della vita, Giovanni Segantini


Soffierà nel vento una lacrima,
che tornerà da te...per dirti ciao, ciao!
Mio piccolo ricordo in cui nascosi anni di felicità, ciao!
E guardami affrontare questa vita come se fossi ancora qui.

...E ti rivelerai quando non lo vorrò più
non adesso qui, su questo letto, in cui, tragico,
mi accorgo che il tuo odore sta svanendo lento...

E senza pace dentro il petto,
so che non posso fare tutto...
ma se tornassi farei tutto e basta.
E guardo fisso quella porta perché se entrassi un'altra volta
vorrebbe dire che anch'io sono morto già
e tornerei da te...! per dirti ciao, ciao!

Mio
piccolo miracolo sceso dal cielo per amare me
ciao... e cadono i ricordi
e cade tutto l'universo e tu stai lì.

La vita come tu te la ricordi,
un giorno se ne andò con te.



Ronan, Taylor Swift



Dipinto: La famiglia di Monet all’Argenteuil, Edouard Manet


E se davvero pensassi
che qualche miracolo potesse venirci incontro?
E se invece il miracolo fosse stato
trascorrere anche un solo momento con te?



Please don’t die, Robbie Williams



Dipinto: Girasoli, Giancarlo Vitali


Forse ti son stata lontana troppo a lungo
So che non sono sempre nel giusto, ma forse questo è sbagliato?
Dicono che non cè niente che possa fare
A parte parlare con sconosciuti e aspettare te

E se tu dovessi morire prima che io me ne vada
Che cosa ne è di me sulla Terra?
Guardati intorno, non cè nessuno qui
Che mi abbracci e che mi ami



Walking in the wind, One Direction



Dipinto: Il grande pino, Paul Cézanne


Ieri mi hai detto: “Mi credi? Non sarò mai troppo lontana!
Se sei persa, cercami e mi troverai nella regione delle stelle d’estate."

Il fatto che possiamo stare qui seduti e dirci addio
significa che abbiamo già vinto
tra me e te non c’è alcuna necessità di scusarci

Abbiamo avuto dei bei momenti, no?
Avevamo il cuore in mano!
Gli addii sono dolci ed amari, ma non è la fine,
vedrò di nuovo il tuo volto.

E tu mi troverai, sì, mi troverai
in posti dove non siamo mai stati
per motivi che non capiamo
camminando nel vento…



Always be together, Little Mix



Dipinto: Camille Monet ed un bambino in giardino, Claude Monet


Noi saremo sempre insieme, non ti preoccupare
sarò sempre al tuo fianco, non ti preoccupare,
il cerchio non finirà mai, sappi che ci reincontreremo,
e saremo sempre insieme, per sempre, sono qui
...se hai bisogno di me, il Cielo manderà un messaggio diretto al tuo cuore.




Conoscete queste canzoni? Vi piacciono?
Qualcuno di questi testi vi ha colpito particolarmente?
Spero che passiate una buona giornata. Non siamo soli! <3
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)