venerdì 23 giugno 2017

IL FASCINO DEL GENTILUOMO

Rhett Butler




Cari lettori,
è con grande gioia che oggi inauguro una nuova rubrica di questo blog: quella dedicata ai progetti condivisi con altri bloggers.

La collaborazione in questione, dal titolo “Il fascino del gentiluomo", è stata ideata dalla mia amica Susy de I miei magici mondi. A partire dal 12 giugno, infatti, ogni blog partecipante ha scritto un post dedicato ad uno dei più famosi gentiluomini della narrativa e, spesso, anche del cinema. Ecco il calendario completo:




Il personaggio che ho scelto è Rhett Butler, il protagonista maschile di Via col vento, lo sfrontato ed irriverente capitano innamorato della presuntuosa e determinata Rossella O’ Hara.

La tormentata storia d’amore dei due ha fatto sognare prima i tanti lettori del romanzo del 1936 di Margaret Mitchell e poi i tantissimi che hanno visto il kolossal del 1939 con Vivien Leigh e Clark Gable.


Susy ci ha lasciato liberi di gestire il post dedicato al nostro “gentiluomo” come meglio crediamo. Ormai la maggior parte di voi conosce il mio stile di scrittura, e sa che, generalmente, preferisco procedere per impressioni.

Quando ho accettato di scrivere un post su Rhett mi sono chiesta: che cosa può renderlo un vero gentiluomo? Per quale motivo questo personaggio così impulsivo, poco diplomatico, tutt’altro che affidabile può essere incluso in questa lista?
Ecco le mie personalissime motivazioni!



Rhett è un principe presentato come un pirata



“Le sembrò tutt’altro che giovane, almeno trentacinque anni; alto e ben costruito. Rossella si disse che non aveva mai visto un uomo con le spalle così larghe e con muscoli così vigorosi, quasi troppo vigorosi per un signore. Quando lo sguardo di lei incontrò il suo, egli sorrise mostrando una dentatura candida da animale da preda sotto i baffi neri tagliati corti.
Era bruno di pelle, abbronzato come un pirata, ed i suoi occhi erano arditi e neri, appunto come quelli di un pirata che abborda una galera per depredarla, o una fanciulla per rapirla. Il suo volto era freddo e indifferente e la bocca aveva un’espressione cinica mentre egli sorrideva.
E Rossella trattenne il fiato. Sentiva che quello sguardo era insultante e si irritava di non sentirsi insultata.”


Il romanzo di Margaret Mitchell ci catapulta subito nel profondo Sud degli Stati Uniti, nella seconda metà del 1800, e ci illustra con dovizia di particolari la vita quotidiana delle classi agiate di quel tempo. Il lettore si trova a far parte di un mondo fatto di calde e lunghe giornate sotto il portico, di serate mondane trascorse a ballare e chiacchierare di politica, di fanciulle capricciose che rendono la vita impossibile a generose serve di colore (su tutte l’indimenticabile Mammy di Rossella).

Nonostante l’apparenza, alla salvaguardia della quale ogni cittadino sudista tiene molto, la vita è tutt’altro che serena: la Guerra di Secessione è appena iniziata, ed ogni uomo è costretto ad andare in guerra, così come ogni donna si trova ad attendere con impazienza il suo ritorno.

I tanti gentiluomini sudisti che fanno la corte a Rossella sembrano tutti molto simili tra loro come interessi ed aspirazioni: sono integri, parlano dei loro valori, si dichiarano pronti a tutto pur di non tradire la Causa sudista, “Causa” che non a caso Margaret Mitchell denomina con la lettera maiuscola, quasi fosse essa stessa una protagonista del romanzo. Il più solido ed irreprensibile di questi uomini è Ashley Wilkes, amato da sempre da Rossella.


In mezzo a questa fila di distinti signori, però, c’è un elemento che stona: un personaggio che, all’inizio, dà le spalle alla protagonista, che osserva tutti con uno sguardo obliquo, che attira su di sé tante chiacchiere. E chi altri potrebbe essere, se non il nostro “gentiluomo per caso” Rhett Butler?
A Rossella viene subito consigliato di non dare confidenza ad un simile personaggio: gira voce, infatti, che egli sia stato cacciato da Charleston, la sua città natale, e che la famiglia l’abbia ripudiato per una sgradevole questione di donne e di denaro.
L’aspetto fisico, poi, non aiuta il nostro protagonista: egli è più anziano degli altri gentiluomini, ha uno sguardo da predatore ed i capelli neri, insieme allo stravagante gusto nel vestire, gli conferiscono l’aspetto di un pirata appena sceso dalla nave.

Rossella continua ad avere nel cuore Ashley, ma non può fare a meno di volgere lo sguardo verso il pericoloso sconosciuto. E questo è solo l’inizio…!



Rhett non sa che cosa sia l’ipocrisia



“Dai volti di coloro che lo circondavano, comprese che erano furibondi per ciò che Butler stava dicendo. Rossella si aperse un varco tra la folla e, in uno di quegli strani silenzi che piombano a volte su una riunione, udì Guglielmo della Milizia dire semplicemente:
«Debbo comprendere, signore, che intendete dire che la Causa per la quale sono caduti i nostri uomini non è sacra?»
«Se voi foste maciullato da un treno in corsa, la vostra morte non santificherebbe la compagnia ferroviaria, non è vero?» rispose Rhett; e la sua voce sembrava che chiedesse umilmente un’informazione.”


Rhett non è solo un ricco uomo d’affari, ma è anche e soprattutto un capitano dell’esercito, al quale è stato dato il compito di andare, a suo rischio e pericolo, negli Stati Uniti del Nord per commerciare e per riuscire a far avere ai soldati sudisti cibo, munizioni, abiti ed ogni genere di bene necessario.

Quando, però, Rossella e Melania Hamilton (la donna che Ashley ha poi scelto di sposare) gli chiedono educatamente di raccontare come egli si senta a compiere un’impresa così pericolosa, la risposta dell’uomo non è quella che ci si potrebbe aspettare.

Egli, infatti, rivela senza troppi preamboli di aver girato tranquillamente gli Stati Uniti del Nord e di aver soggiornato a New York City senza essere disturbato, semplicemente perché ha pagato profumatamente e nessuno yankee, di conseguenza, si è permesso di fargli del male.

Le sue dichiarazioni poco diplomatiche e politicamente scorrette, com’è facile immaginare, danno vita, nel corso della prima parte del romanzo, a tante discussioni con altri personaggi della storia.
Gli altri gentiluomini sudisti, infatti, mal sopportano l’atteggiamento dissacrante di Rhett e provano più e più volte a convincerlo della bontà della Causa, risultando, però, decisamente troppo impostati e piuttosto ridicoli.


Il lettore non può fare a meno di simpatizzare con il protagonista e di pensare che egli sia l’unico ad aver capito che, come sempre, anche questa guerra è unicamente a servizio dei potenti e di chi, da entrambe le parti, riesce a fare soldi sulla pelle di tanti poveri soldati (nordisti e sudisti) che perdono la vita per una tanto glorificata Causa.

Rhett non è un signore, ma non finge nemmeno di esserlo, e la sua propensione alla sincerità lo rende, al tempo stesso, insopportabile ed autentico.

Qui è necessario sottolineare una differenza tra il protagonista del romanzo e quello del film: il primo è più verboso, quasi filosofico nelle sue argomentazioni, mentre il secondo è molto più ironico e sagace. Probabilmente si tratta di una scelta dovuta alla differenza tra il linguaggio della narrativa e quello del cinema; ciò che è certo è che le due versioni sono entrambe molto ben riuscite.



Rhett riesce ad essere un buon amico per Melania



“Le mani di Melania tremavano, ma ella continuò in fretta come se avesse paura che l’ardire le venisse meno.
«Non sarò scortese con lui a causa di ciò che h detto, perché…ha avuto torto a dirlo forte… è stato sconsiderato…ma…è la stessa cosa che pensa Ashley. E io non posso vietare la mia casa a un uomo che la pensa come mio marito. Sarebbe un’ingiustizia.»”


Un aspetto della caratterizzazione di Rhett che mi ha sempre incuriosito è il suo rapporto con Melania, cognata di Rossella.

Ci tengo a introdurvi questo personaggio perché è, secondo me, davvero interessante. Ella, infatti, è tutto il contrario della protagonista femminile: una donna buona, sincera, gentile con il prossimo, che cerca sempre di vedere il bene in ogni persona e il lato positivo di ogni situazione. Già solo questo la renderebbe un personaggio adorabile, ma non è questo, a mio parere, l’aspetto più interessante.

Melania diventa veramente speciale, infatti, proprio agli occhi di Rossella e Rhett, così lontani da lei, eppure a lei così legati.

Per Rossella, ella è, solo in apparenza, la donna più odiata, la rivale in amore: è la moglie di Ashley e la sorella di un uomo che lei non amava e che l’ha lasciata vedova dopo un brevissimo matrimonio. Rossella non fa che spendere cattive parole sull’ingenuità di Melania, che per lei è semplice stupidità. Ciò nonostante, i fatti dimostrano il contrario: le due donne restano sempre l’una a fianco dell’altra, sostengono insieme situazioni terribili, diventano quasi sorelle (e decisamente Rossella mostra molto più affetto nei confronti di Melania di quanto non ne abbia mai dimostrato alle sue sorelle biologiche).

Tutta la vita di Rossella è una costante contraddizione tra quello che crede ed afferma e quello che poi, in effetti, fa: ella sostiene di amare Ashley, ma è un’illusione giovanile; ritiene che Rhett sia un corteggiatore di ripiego e non riesce ad ammettere di essere innamorata di lui; finge di stare accanto a Melania solo per dovere, ma è la sua migliore amica.


Ancora una volta, è Rhett a ricoprire il ruolo di “voce della verità”, e lo fa in un modo del tutto inaspettato. Anziché persuadere Rossella della bontà del suo legame con Melania, instaura lui stesso una curiosa amicizia con la donna, da lui ritenuta “una vera signora”. 

È grazie a lui se, per la prima volta, Melania riesce ad imporsi sui suoi parenti ed a chiedere loro di non scacciare Rhett da casa loro, perché le sue idee sono le stesse del marito Ashley, anche se quest’ultimo non ha la stessa franchezza nell’affermarle.

Melania diventa poi la confidente privilegiata di Rhett quando egli sposa Rossella, e l’unica a comprendere l’unicità del sentimento che lega i suoi personaggi.

Rossella si rende conto del valore di Melania – anche se non lo ammetterà mai – tramite le parole di Rhett, e comprende ciò che la lega al suo ultimo marito grazie alle parole dell’amica ormai morente.


A mio parere questo legame resta una delle trovate più originali ed interessanti della narrativa novecentesca.



Rhett ama Rossella per quello che è e perché gli somiglia



“Ora sapeva qual era il rifugio che aveva sempre cercato nei suoi sogni, il luogo caldo e sicuro che le era stato celato dalla caligine folta. Non era Ashley… oh, no, mai Ashley! Non vi era in lui maggior calore che in un pantano, maggior sicurezza che sulle sabbie mobili.
Era Rhett. Rhett che aveva delle braccia forti per sorreggerla, un petto largo per farle appoggiare la testa stanca, una gaia risata per farle vedere le cose nella giusta luce. E una assoluta comprensione, perché egli pure, come lei, vedeva la verità senza veli, non celata da malpratiche nozioni di onore, di sacrificio, di fede eccessiva nell’umana natura. Egli l’amava!”


Se c’è qualcosa che mi ha colpito di Via col vento la prima volta che, anni fa, ho visto il film, e che mi ha continuato recentemente a sorprendere leggendo per la prima volta il romanzo, è il fatto che Rossella sia tutt’altro che un personaggio simpatico o ammirevole. È molto più facile che l’affetto dello spettatore/lettore vada alla premurosa Mammy, alla dolce Melania, perfino alle maltrattate sorelle di Rossella, con le quali ella è molto arrogante.

Nessun personaggio del romanzo (e del film), però, ha il coraggio di parlare schiettamente alla protagonista e di dirle chiaramente che spesso si comporta come una presuntuosa e capricciosa aristocratica sudista. Melania la adora, Ashley la evita il più possibile e se ne mostra quasi intimidito, Mammy la redarguisce sempre un po’ bonariamente.


L’unico che la valuta con oggettività è proprio Rhett. È egli stesso a dirgli che Rossella può recitare quanto vuole la parte della dama compassata, ma, sotto sotto, ella non è affatto una signora, e lui se n’è accorto.

Credo che dietro a questo “non-complimento” di Rhett si celi una lode piuttosto irriverente, com’è nel suo stile. Egli, infatti, trova assolutamente noiose le altre dame dell’alta società, dedite all’apparenza, ad un finto sostegno della Causa, ad una falsa contrizione di fronte a lutti ed a perdite (con l’unica eccezione di Melania, da lui ritenuta sinceramente buona). 

Rossella è l’unica donna che ha il coraggio di non piangersi addosso per una vedovanza di cui non le importa, che danza e non porta il lutto anche se dovrebbe, che si mette a lavorare la terra per non morire di fame anche se è umiliante, che fa partorire Melania con le sue mani anche se sa poco e nulla di bambini. Egli ama la sua spontaneità perché rivede in ella una sua versione al femminile, e non manca di dirlo a lei più volte, anche se Rossella prende le sue parole come una provocazione e non come una contorta dichiarazione d’amore.



Rhett è un padre particolare ma autentico e presente



“«Mi piaceva pensare che Diletta eri tu, nuovamente bambina, prima che la guerra e la povertà ti avessero indurito. Ti somigliava tanto, era così volitiva, così gaia e coraggiosa e piena di spirito; e potevo accarezzarla e viziarla…come desideravo accarezzare e viziare te. Ma lei non era come te… lei mi voleva bene. Era una fortuna che io potessi prendere tutto l’amore che tu non desideravi e darlo a lei. E quando se ne andò, portò via tutto con sé.»”


Rhett in vesti paterne è esattamente come ce lo si potrebbe aspettare: eccessivo, appassionato, presente. Egli ama Wade ed Ella, i figli che Rossella ha avuto dai primi due mariti (anche se questa parte nel film è di fatto tagliata) e, quando lui e Rossella hanno una bambina, Diletta, quest’ultima diventa il centro del suo mondo.

La piccola cresce piuttosto viziata ed impertinente, probabilmente perché, mentre Rhett è fin troppo dolce e comprensivo, Rossella è spesso dura e sbrigativa con lei.

La sua tragica morte romperà definitivamente il matrimonio tra i due protagonisti, già messo a dura prova dal ritorno di Ashley e dalla confusione della donna riguardo ai propri sentimenti.




Tocca a voi!
Che cosa pensate di questo personaggio? Vi piace Via col vento?
Qual è il vostro parere sul progetto “Il fascino del gentiluomo”?
Fatemi sapere!


Nel caso vi siate persi le “puntate precedenti”, ecco i link!

-    Mr Darcy (Orgoglio e pregiudizio): La spacciatrice di libri

-         Frederick Wentworth (Persuasione): Gli alberi da libro

-         John Thornton (Nord e Sud): Romance e altri rimedi

-         Heathcliff (Cime tempestose): Some books are

-         Edward Rochester (Jane Eyre): La contessa rampante

-         Ross Poldark (dal romanzo omonimo): The avid reader

-         Jamie Fraser (Outlander): New adult Italia

-         Colonnello Brandon (Ragione e sentimento): Anima in penna

-         Edward Ferrars (Ragione e sentimento): Felice con un libro



Vi do appuntamento a domani sul blog Twins books lovers con un post dedicato a Edmond Dantès, "Il conte di Montecristo"!
Grazie per la lettura ed al prossimo post 😊







mercoledì 14 giugno 2017

TEA BOOK TAG



Cari lettori,
come state? Io sono reduce dall'annuale saggio di danza, tenutosi sabato 10 giugno nel teatro del mio paese... è andato tutto più che bene e ne sono molto felice!
Prima o poi mi piacerebbe dedicare qualche post alla danza ed ai balletti che ho fatto in questi 15 anni, raccontandovi l'origine delle musiche che abbiamo scelto e qual è stato il nostro adattamento... lo apprezzereste, nel caso?
Se vi va di vedere qualche foto, vi invito a seguirmi su Instagram!

Non c'è stato troppo tempo per rilassarsi... lunedì è subito ricominciata un'altra settimana piuttosto piena dal punto di vista lavorativo.
Come consolarsi, se non con un buon libro ed una tazza di tè (freddo, vista la stagione)? 
ho trovato questo Booktag sul sito "L'ennesimo Book Blog", che saluto e ringrazio, e non ho potuto fare a meno di condividerlo con voi!

Libri e tè sono un abbinamento classico e molto amato, quindi perché non cimentarsi in un TAG a tema?

Ecco le mie risposte!



1.                Earl Grey al Double Bergamotto: Un libro ricco, profondo, intellettuale.



Vi consiglio un romanzo che non è uscito da molto tempo e che mi ha colpito per le sue innumerevoli particolarità: La bottiglia magica di Stefano Benni.

Se dovessimo riassumere la storia, dovremmo semplicemente dire che esso è ambientato in un futuro fantasy e che narra la storia di Alina, ragazza chiusa in un orrido collegio, e di Pin, il ragazzo che la salverà, esperto pescatore ed intrepido avventuriero. 

Questa breve sintesi però non rende per niente l’idea del romanzo nel suo complesso, che non è solo una semplice narrazione, ma comprende illustrazioni, fumetti, parodie, piccole parentesi satiriche. Le tematiche di questo romanzo sono innumerevoli e trattate in maniera originalissima.

Per capire davvero di che cosa parlo, bisogna innanzitutto sfogliare le pagine, e poi leggere. Fidatevi, ne vale la pena!



2.                Tè Ricco: Un libro sul quale ritorni spesso.



Ci ho pensato e ripensato, ma credo che l’onesta risposta sia la saga di Harry Potter. Tantissime volte mi è capitato di riprendere in mano uno dei sette libri anche solo per ricontrollare un passo in particolare. Credo di conoscere alcune parti praticamente a memoria.

In questo post vi racconto tutti i motivi per cui amo questa fantastica saga!



3.                Limone: Un libro talmente veloce che è finito prima di averne assaporato le pagine



Una passione sinistra, di Chiara Gamberale. 

La storia del (non troppo) romantico incontro tra Nina, attivista di sinistra fidanzata con lo scrittore Bernardo, e Giulio, imprenditore di destra impegnato con la bella Simonetta, mi aveva molto divertito nel film omonimo. 

Tuttavia, il libro si è rivelato molto breve: è un racconto, anzi, quasi un canovaccio partendo dal quale si può costruire la vera e propria storia. Per questo motivo il film mi è piaciuto molto di più del libro.



4.                Camomilla alla lavanda: Una lettura della buonanotte, rilassante, calmante.



Con L’ultima riga delle favole, Massimo Gramellini ha scritto una sorta di favola contemporanea. 

È la storia di un uomo che si ritiene insoddisfatto dal punto di vista professionale e non riesce ad impegnarsi da quello personale. 

Una notte, però, egli si smarrisce in una sorta di sogno che è come un’avventura, con tanti stravaganti personaggi che gli insegneranno ad apprezzare ogni aspetto della vita. 

Qualche pagina di questo romanzo prima di dormire e…sogni d’oro!



5.                Lady Grey: Un classico perfetto per una mattina invernale



Consiglio una mia lettura piuttosto recente: Suite francese di Irène Némirowski. Non si tratta di un’unica storia, bensì di due, definite “movimenti” e collegate tra di loro. Entrambi sono ambientati all’inizio degli anni ’40 in Francia, nel corso dell’occupazione nazista.

Nel primo movimento, Temporale di giugno, i tedeschi sono appena arrivati a Parigi e gli abitanti della città, non riuscendo a credere di doverla abbandonare per mettersi in salvo, provano a sfollare nel più completo caos. L’ondata di paura, rabbia e disperazione coinvolge tutti quanti, a partire dai ricchi scrittori e dalle loro cortigiane, passando per le famiglie borghesi, fino ad arrivare ai più poveri impiegati.

Nel secondo movimento, Dolce, una giovane e ricca donna francese, moglie infelice di un marito in guerra, è reclusa con la suocera in una casa che detesta e si trova costretta ad ospitare un ufficiale nazista. Tra i due, a dispetto della razionalità di entrambi, nascerà un sentimento.

Un classico dai toni poetici e malinconici perfetto per la stagione invernale!



6.                Arancia: Un libro molto popolare che hanno letto quasi tutti



La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano è la toccante storia di Alice e Mattia, due persone sconvolte da un trauma infantile e successivamente costrette ad affrontare una vita difficile, all’interno di una società nella quale non si riescono ad integrare. 

Alice ha subito una brutta caduta sugli sci che l’ha resa prima zoppa e poi vittima di bullismo a scuola. Crescendo, ella cerca di sedurre l’altro sesso, cadendo però nella trappola dell’anoressia.

Mattia, invece, ha perduto tragicamente la sua gemella, che aveva una disabilità mentale, ed il suo senso di colpa è cresciuto con lui. Egli fa carriera e diventa un ricercatore, ma, in privato, non smette di punirsi in ogni modo.

Alice e Mattia sono in grado di comprendersi solo tra di loro, e sarà la reciproca amicizia a sostenerli.


Ho scelto questo romanzo perché, secondo me, a differenza di tanti best seller piuttosto inconsistenti, la sua popolarità è davvero meritata.



7.                English Breakfast: un classico in lingua inglese



Il mio consiglio, forse scontato, ma che mi sento comunque di dare, è Orgoglio e pregiudizio

Nessun romanzo come questo descrive alla perfezione la società del tempo, ed anche la forma utilizzata è perfettamente british. 

La storia delle sorelle Bennet e delle loro vicende amorose e familiari è davvero un classico senza tempo della letteratura inglese.



8.                Canadian Breakfast: un libro anglofono, ma non british



Una raccolta di racconti che, pur non essendo british, è anglofona e mi piace moltissimo è Dubliners di James Joyce. 

Come Orgoglio e pregiudizio, anche questi racconti sono un perfetto specchio della società del tempo. La popolazione di Dublino, vista da Joyce, è stanca, antiquata, capace solo di ripetere se stessa ed i propri errori.

La malinconia di queste storie è certamente innegabile; tuttavia, l’autore riesce a far emergere qualche barlume di speranza che cova sotto le ceneri.



9.                Tè verde: Un libro sano per la mente



Un consiglio per una lettura leggera ma non troppo: SOS Amore, di Federica Bosco.

Al centro della storia c’è Chiara, segretaria trentacinquenne insoddisfatta di sé sia dal punto di vista lavorativo che affettivo e personale. 

La sua famiglia è composta da personaggi difficili: Sara, la sorella, maestra d’asilo adorabile con i bambini ed impossibile con gli adulti; la madre, dotata di un caratteraccio che peggiora di anno in anno; il padre, sparito da tempo in America latina; Gaia Luna, la sorellastra che Chiara non ha mai avuto il coraggio di conoscere davvero. 

I suoi affetti sono poi ancora più stravaganti: c’è Barbara, una vera iena che Chiara si ostina a considerare la sua migliore amica; c’è Andrea, il suo capo sposato, che ovviamente giura e spergiura di lasciare la moglie; c’è infine Riccardo, il suo coinquilino simpatico e schietto, che si trova in una situazione persino più complicata della sua.

Stanca e stufa, Chiara si rivolge al dottor Folli, uno psicanalista che la aiuterà a capire le motivazioni più profonde del suo dolore e le farà comprendere quanto ella si sia sempre adoperata per gli altri mettendo in un angolo se stessa.

Una lettura davvero istruttiva per quanto riguarda alcune tematiche come relazioni ed autostima.

Leggi qui per il resoconto del mio recente incontro con l'autrice!



10. Tè freddo: Un libro perfetto per l’estate



Vi consiglio una raccolta di racconti dal titolo emblematico: Ferragosto in giallo, edito dalla Sellerio e scritto da tutti i giallisti più noti della casa editrice. 

Camilleri ci propone Montalbano che subisce i festeggiamenti di Ferragosto (con tanto di morto) sotto la sua veranda; Malvaldi ci diverte con Massimo Viviani, i vecchietti del BarLume e l’assassinio di un magnate russo; Manzini ci riporta a Roma insieme a Rocco Schiavone, al suo caratteraccio e ad una strana incursione in banca; Recami ci racconta quello che è accaduto la notte di Ferragosto nella sua celebre Casa di Ringhiera; Costa ci presenta l’investigatore Baiamonte che prova a godersi la vacanza ma finisce in un guaio proprio sulla spiaggia; la Gimenez-Bartlett, infine, ci rassicura, insieme all’ispettore Petra Delicado, sull’importanza del vero amore, anche in polizia.

Una vera chicca per gli amanti del genere…ed una perfetta lettura da ombrellone!




Ecco la mia versione di questo TAG! Spero di aver abbinato ogni tipo di tè al romanzo più adeguato!
Come sempre, consideratevi tutti taggati, se vi piace. Fatemi sapere che ne pensate delle mie risposte!


Grazie della lettura e al prossimo post J